Szymborska.
Da giorni mi torna in mente un suo verso.
Con insistenza quasi fastidiosa.
Uno solo.
Di una poesia intitolata «Censimento».
Una poesia con un incipit memorabile:
solenne quanto dissacratorio.
Sul colle dove sorgeva Troia
hanno dissotterrato sette città.
Sette città. Sei di troppo
per una epopea.
Città morte. Tutte morte.
Piene di frammenti. Frammenti di vita.
Che farne, che farne.
Gli esametri si spaccano,
il mattone privo di trama appare dalle fessure,
muri abbattuti nel silenzio da film muto.
Frammenti di cose d’altri tempi.
E di esistenze svanite dalla realtà
e dalla memoria collettiva.
Travi carbonizzate, anelli spezzati,
brocche bevute a perdifondo,
amuleti della fertilità, nòccioli di frutteti
e crani tangibili come la luna di domani.
S’avvicina il verso:
perforante come un trapano crudele.
Cresce la nostra dose di antichità,
ci si sta stretti.
Inquilini abusivi sgomitano nella storia.
Non vado oltre. Non importa andare oltre.
Da sempre.
Su questa piccola terra,
inquilini abusivi sgomitano nella storia.
Fanno numero, riempiono spazi.
Senza trovare un loro luogo.
Pensano, agiscono,
senza mai un pensiero proprio,
senza mai un’azione che sia veramente loro.
Pensieri e azioni rispondono solo alla logica del "
Si".
[
... si fa così ...
si deve vivere così
... la vita è una guerra ... ognuno pensa a se stesso
...
si deve pensare solo a se stessi ...]
Abusivi.
Il mondo nostro non è il loro.
Su di esso - loro - esercitano una signoria abusiva
non potendo rivendicare alcun diritto.
Perché niente a questo mondo hanno dato
per farne una casa.
Loro niente lasciano di se stessi.
Niente danno.
Sé:
è l’unico loro pensiero
un pensiero che occupa la loro mente
tutto il giorno
ogni minuto, ogni secondo.
Del mondo abusano.
Perché non lo abitano.
Altrimenti ne avrebbero rispetto.
Ne avrebbero cura.
Loro invece prendono.
Semplicemente rapinano.
Estranei.
Nessun rapporto con gli altri
se non di strumentalizzazione.
Di sfruttamento.
Non hanno il gusto della condivisione.
Della collaborazione.
Non conoscono la gioia del dono.
Nessuna generosità, dunque.
E nessuna pietà:
Solo ipocriti atteggiamenti di compunzione.
Una solidarietà solo esibita.
Atteggiamenti d’occasione.
Ecco: la perfidia di quel verso
è che mi costringe a pensare. Ogni volta.
A pensare quel che non voglio.
Quanti sono gli inquilini abusivi del mondo?
Quanti quelli capaci solo di sgomitare nella storia?
Fa paura azzardare numeri.
Sono tanti, troppi, anche solo quelli che conosco.
D’ogni classe, d’ogni livello culturale. D’ogni ruolo sociale.
C’è da perdersi a pensarci.
Il numero degl’inquilini abusivi della storia
è inferiore solo a quello dei trapassati.
L’umanità deve fare ancora molti sforzi
per diventare “umana”.
Venerdì di Repubblica
2 febbraio 2007