Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
sabato, 24 febbraio 2007

Pastori (tedeschi)

Uno accende la televisione: c’è il Papa che parla. E nella mente risuonano parole sante: beati i poveri, beati i semplici di spirito, beato chi ha fame e sete di giustizia …
No, tutt’altra musica.
Chi parla più del discorso della montagna? Quando avete sentito, l’ultima volta, un appello all’amore, alla verità, alla pace, nato dalla sofferenza che si dice esser propria della santità? Da quanto non sentite dalla bocca di un ministro di Dio una verità che dispiaccia ai potenti? Quand’è stata l’ultima volta che avete ascoltato un appello alla mobilitazione contro la fame nel mondo, contro le malattie endemiche, contro le guerre, mettendo alla gogna, con nomi e cognomi, chi di queste brutture è promotore o fautore? Quanti sono, tra gli esponenti della gerarchia ecclesiastica, quelli davvero vicini ai deboli, ai diseredati, e non per piccolo calcolo, per tatticismi opportunistici, ma per sdegno contro la violenza e l’ingiustizia? Quando avete ascoltato dalle labbra di un pastore della Chiesa che dai ricchi e dai potenti non c’è da aspettarsi nulla; sono loro i veri egoisti, gli autentici relativisti, gli affossatori quotidiani della verità; i dispregiatori della dignità dell’uomo, fatto a immagine e somiglianza del loro creatore?
Tempi bui, per chi ha coltivato finora la fede.
Il Papa professore vede pericoli dappertutto. Ma non i veri pericoli. Qui si minaccia  la vita!: e si riferisce alle ricerche di genetica. Qui si sta mettendo in pericolo la famiglia: e si riferisce ai diritti per i conviventi. Dunque: No ai Pacs, e no pure ai Dico. No all’aborto e no pure agli studi sulle cellule staminali!
Una disseminazione continua di allarmi. Un «no!» permanente.
Non una parola di speranza, di fiducia nell’uomo.
E poi … l’ineffabile Ruini. Ormai ha deciso che quel traditore di Prodi, che s’è allontanato dalla linea della Chiesa, deve cadere! Sostegno alla destra, dunque! Campagna senza tregua contro il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Alleanza con l’altra faccia della Confindustria: che – tutti lo sanno – è come Giano Bifronte: una parte guarda avanti, l’altra guarda indietro, e tutt’e due nell’unico condiviso interesse a tutelare i propri interessi. E se non cade, Prodi, meglio ancora: con i cani rabbiosi che gli abbiamo scagliato contro, verrà a patti. Certo che verrà a patti!
Prodi traditore: mi fa ridere solo il pensarlo!
L’ineffabile Ruini. S’è inventata l’ultima. Una genialata. In mancanza di figure “laiche” d’alto profilo morale e di grande notorietà pubblica, ha lanciato la campagna: «Commissario Calabresi: santo subito!». E poiché è rispettoso del diritto canonico e di quello ecclesiastico, ha pure precisato – una precisazione che sembra un imperioso invito –: poiché non posso avviare io la procedura per la beatificazione, che lo faccia la Curia di Milano! Povero Calabresi. Sarà stato certo un uomo retto – non dubito –, ma finire strumentalizzato dalla Chiesa per la sua rettitudine …

Certe volte penso che, se esiste un Dio, finora si sia sbellicato di risate a vedere quel che dicono e fanno in suo nome i suoi rappresentanti sulla terra. E che ora, però, si sia proprio rotto. E perciò abbia deciso di non intervenire più per riparare i danni che la loro stupidaggine ha prodotto. E stia aspettando che il popolo cristiano s’allontani sempre più dai suoi pastori (tedeschi), abbandonandoli a se stessi, alle loro paranoie, ai loro vuoti discorsi.
Ai loro meschini tatticismi politici, ideati e attuati in nome di Dio - Padre, Figlio e Spirito Santo.
Amen!
postato da tortora alle ore 16:10 | link | commenti (10)
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domenica, 18 febbraio 2007

Buoni studenti, buoni professori

Lo pensano in molti: la scuola è allo sfascio. Ha perso la sua vocazione formativa.
Per molti essa è diventata semplice strumento di trasmissione di modelli culturali che sono espressione dell’ideologia sociale dominante. Un laboratorio di omologazione delle intelligenze. Non stimola più la coscienza critica. Né educa più all’autonomia di pensiero.
Forse è sempre stato così.
Sta di fatto che i giovani di un Liceo di Alghero hanno preso un’iniziativa sorprendente, sotto la guida di un docente che, fedele alla sua “mission” – come si ama dire oggi con la terminologia della nuova koiné - avverte il disagio di svolgere un lavoro in controtendenza.
Hanno pubblicato - su Repubblica di ieri - un sobrio necrologio per ricordare alla nostra coscienza morale non solo la morte, ma la vita stessa di un pensatore che è stato sempre “rimosso” con frettoloso imbarazzo. Uno spirito irrequieto, insofferente, che tra mille difficoltà ha osato sfidare il miope autoritarismo della Chiesa ed ha pagato a caro prezzo – con la morte sul rogo – la sua indipendenza intellettuale e morale.

Giordano Bruno Necrologio studenti Alghero
 

Inutile dire che l’iniziativa ha avuto scarsa eco.
Pure sul web. 
Segnalo quindi con piacere questa Intervista al docente, in cui si spiegano le ragioni di questa iniziativa.
E sempre con piacere segnalo - passi il gioco di parole -  la Segnalazione che ne fa il sito «Fisica/mente.net». Il solo finora, a quanto mi risulta, che abbia rilanciato la notizia.

postato da tortora alle ore 10:08 | link | commenti (5)
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mercoledì, 14 febbraio 2007

San Valentino

«Io e te … 1000 volte insieme!»
Questo il messaggio scritto a lettere cubitali su un lungo muretto di un’affacciata sul golfo di Napoli. Maschio il mittente. Donna la destinataria. Suppongo si tratti di giovani. I “maturi” non sono abbastanza coraggiosi, o abbastanza avventati, o abbastanza ingenui, o abbastanza spontanei, da scriverle su un muro queste cose.
Il messaggio ha catturato istantaneamente la mia attenzione.
Ne ho colto subito l’ambiguità.
1000 volte insieme? E che significa?

Azzardo due ipotesi:
1. Mille volte a letto
2. Possiamo anche lasciarci mille volte, ma per mille volte ci riprenderemo.

E poi quel 1000, scritto a cifre! Una provocazione per la mia intelligenza. Perché, sì, ho una formazione umanistica; ma anche una mente scientifica. Quando vedo figure e numeri – i caratteri con cui, diceva Galilei, Dio ha scritto il libro del mondo – scattano in me, senza alcuna deliberazione, rigorosi meccanismi di misurazione e di computo. Anche se si tratta di cose d’amore. Niente di complicato: le quattro operazioni elementari, un po’ di algebra, e all’occorrenza un po’ di trigonometria. Molta cautela – si capisce! – quanto al calcolo di limiti e derivate.
E dunque a quel 1000 la mia mente ha iniziato a lavorare.

Primo caso:
Un patto: l’impegno a riprendersi 1000 volte nel caso di abbandono di uno dei due.
Ipotizzo che l’impegno preveda che dopo la millesima volta, nessuno dei due sia tenuto a tentare di raccogliere e riattaccare i cocci.
Ipotizzo anche che il patto sia bilaterale.
Ipotizzo ancora che i due abbiano raggiunto i 18 anni d’età, e che si tratti di un rapporto vivace, anche turbolento, ma non tempestoso; e dunque che i periodi “d’amore e d’accordo” abbiano durata di non meno di tre mesi, secondo la media statistica validata da indagini scientifiche fatte sugli amori giovanili da nord a sud d’Italia.
Suppongo infine che i due, ad ogni dichiarazione di rottura, si affrettino a ricomporre il dissidio in tempi strettissimi.
E allora, quesito: quanti anni ‘ste due persone saranno vincolate al patto?
A.
Facciamo un po’ di calcoli: durata 3 mesi, rotture/ricomposizione: 4/anno; totale anni: 250. Tolgo i 18 anni “senza rapporto”: 232 anni. Valutazione: decisamente troppi. Assunta la vita media nazionale a 75 anni, ci vorrebbero 3 vite e spiccioli. Inimmaginabile. Tre vite non sono concesse a nessuno.
B.
Seguendo le procedure adottate ad esempio per far quadrare i bilanci, procedo alla modifica delle variabili. Suppongo che la durata del periodo “baci e tenerezze” non superi i due mesi. Un’ipotesi non accreditata da indagini statistiche: troppo breve il periodo preso in considerazione; ma di certo non fuori della grazia di Dio.
E quindi altri due conti: 2 mesi di pace, 6 rotture/riappacificazioni all’anno. Il patto tiene vivo il vincolo per 166 anni. Con 6 periodico. Dividendo ora questo valore per la media ipotizzata della durata della vita, ci vorrebbero poco meno di due vite (per l’esattezza: 1,98222222). Anche questa ipotesi è impossibile.
C.
Agiamo ancora sulla variabile della durata del periodo “sussurri amorosi e languide carezze”. Portiamola a un mese.
Ecco, in questa ipotesi occorrerebbe 1 sola vita di 83 anni. Con 3 periodico. Tolti i primi 18 anni, quelli precedenti il patto, la durata dell’impegno si fisserebbe sui 65 anni. Ah, dimenticavo: anche in questo caso, con 3 periodico. Un’ipotesi abbastanza attendibile.
Ma per entrambi i contraenti quell’unica loro vita sarebbe una sorta di egastolo.
E poi, altro che vita tempestosa: ogni mese una rottura (in tutti i sensi); ed ogni mese una riappacificazione. Una prova cruciale anche per i più pazienti e i più tenaci.
D.
Escludo altre ipotesi di abbassamento della variabile della durata del periodo “cuore a cuore”. V’immaginate una rottura (sempre in tutti i sensi) ogni 15 giorni? Non sarebbe da escludere l’eventualità del suicidio di uno dei due innamorati (innamorati – intendo - al momento del patto).

Secondo caso.
Propendo allora per la seconda interpretazione del messaggio.
Dunque: io e te … 1000 volte a letto!

Anche in questo caso suppongo che si tratti di due giovani normotipi, di 18 anni, con buon livello di libido, ma non sistematicamente allupati. E soprattutto con buona attrazione reciproca.
Ipotizzo una media di 2 rapporti sessuali a settimana. Per pura ipotesi di scuola, escludo un calo di libido, sia per ragioni di disturbo temporaneo e accidentale della relazione sessuale, sia per usura psicologica, e sia - eventualmente - per l’inarrestabile avanzamento dell’età.

E dunque: facciamo ancora un po’ di conti.
2 rapporti a settimana; 8 rapporti al mese; 96 volte all’anno; durata del patto: poco più di 10 anni.
Nell’ipotesi che i due contraenti “partano” all’età di 18 anni … a 28 e dispari sono liberi! Un’ipotesi molto attendibile. E forse anche desiderabile. Che però è molto vicina alla situazione di fatto. Mi pare normale e prevedibile che, dopo 10 anni di relazione, e dopo mille rapporti sessuali, il patto vada perdendo il suo carattere coattivo; sia che sia consentito e sia che sia vietato, per clausola pattizia, a ciascuno dei due contraenti, di intrattenere, nel periodo di vigenza del patto, rapporti erotici con altri partners.
E allora: perché sbandierare solennemente ai quattro venti – con un graffito a caratteri cubitali scritti in bianco sul marrone della pietra tufacea – un impegno/promessa che prevede un comportamento pienamente nei limiti della norma, come se si trattasse invece di un impegno strordinario che trovi ragione e sostegno solo in un amore tanto forte da sfidare ogni sorta di difficoltà?

Conclusione
Comunque lo si consideri, quel messaggio è davvero senza senso.
In preda a “quegli” ormoni, la gente perde davvero la testa.
Anche la capacità di fare due moltiplcazioni e due divisioni.
postato da tortora alle ore 10:19 | link | commenti (5)
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sabato, 10 febbraio 2007

Dico: pacs!


Repubblica, Lettera a Augias

«Repubblica» di oggi, 10 febbraio 2007.

Si capisce allora perché sulla questione della famiglia
1. Il Papa e la Conferenza episcopale italiana, come organismo e come singoli, si rivolgono ai politici e non alla coscienza della gente.
2. Quelli che fanno opposizione al Dico non meno che ai Pacs sono i politici  politicamente più deboli e più sprovveduti e/o in cerca di una identità e di un ruolo, sia della maggioranza che dell'opposizione. Non i più cattolici (tanto meno i più coerenti). I più scafati, i più astuti, in questa fase sono attendisti: temono quanto meno un calo di consenso; dunque: «è troppo presto per pronunciarsi», «vediamo il testo!» ...
3. Giustamente Papa cardinali e vescovi sentono il demonio molto presente e  in piena attività. Ma sbagliano a pensare che si sia scatenato in questa circostanza; sta lavorando da tempo; in casa loro. La Chiesa, in costante calo numerico di consensi in tutto il mondo, si sta allontanando irrimediabilmente dalla gente, con i discorsi allarmistici e ansiogeni del papa professore e con la "pesante" ingerenza politica nella vita delle comunità civili. Non è che la Chiesa non riesca  a rendere persuasivi i suoi discorsi: semplicemente non sono questi discorsi che possono far presa sulla coscienza di chi ancora presta attenzione alla Chiesa. Questi discorsi non sono la Buona Novella per chi ne avverte il bisogno.

postato da tortora alle ore 17:39 | link | commenti (4)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

Umano, poco umano

Szymborska.
Da giorni mi torna in mente un suo verso.
Con insistenza quasi fastidiosa.

Uno solo.
Di una poesia intitolata «Censimento».
Una poesia con un incipit memorabile:
solenne quanto dissacratorio.


Sul colle dove sorgeva Troia
hanno dissotterrato sette città.
Sette città. Sei di troppo
per una epopea.


Città morte. Tutte morte.
Piene di frammenti. Frammenti di vita.

Che farne, che farne.
Gli esametri si spaccano,
il mattone privo di trama appare dalle fessure,
muri abbattuti nel silenzio da film muto.


Frammenti di cose d’altri tempi.
E di esistenze svanite dalla realtà
e dalla memoria collettiva.

Travi carbonizzate, anelli spezzati,
brocche bevute a perdifondo,
amuleti della fertilità, nòccioli di frutteti
e crani tangibili come la luna di domani.

S’avvicina il verso:
perforante come un trapano crudele.

Cresce la nostra dose di antichità,
ci si sta stretti.

Inquilini abusivi sgomitano nella storia.

Non vado oltre. Non importa andare oltre.

Da sempre.
Su questa piccola terra,
inquilini abusivi sgomitano nella storia.

Fanno numero, riempiono spazi.
Senza trovare un loro luogo.

Pensano, agiscono,
senza mai un pensiero proprio,
senza mai un’azione che sia veramente loro.
Pensieri e azioni rispondono solo alla logica del "Si".
[... si fa così ... si deve vivere così
... la vita è una guerra ... ognuno pensa a se stesso
... si deve pensare solo a se stessi ...]

Abusivi.
Il mondo nostro non è il loro.
Su di esso - loro - esercitano una signoria abusiva
non potendo rivendicare alcun diritto.
Perché niente a questo mondo  hanno dato
per farne una casa.
Loro niente lasciano di se stessi.
Niente danno.

Sé:
è l’unico loro pensiero
un pensiero che occupa la loro mente
tutto il giorno
ogni minuto, ogni secondo.

Del mondo abusano.
Perché non lo abitano.
Altrimenti ne avrebbero rispetto.
Ne avrebbero cura.
Loro invece prendono.
Semplicemente rapinano.

Estranei.
Nessun rapporto con gli altri
se non di strumentalizzazione.
Di sfruttamento.
Non hanno il gusto della condivisione.
Della collaborazione.
Non conoscono la gioia del dono.

Nessuna generosità, dunque.
E nessuna pietà:
Solo ipocriti atteggiamenti di compunzione.
Una solidarietà solo esibita.
Atteggiamenti d’occasione.

Ecco: la perfidia di quel verso
è che mi costringe a pensare. Ogni volta.
A pensare quel che non voglio.

Quanti sono gli inquilini abusivi del mondo?
Quanti quelli capaci solo di sgomitare nella storia?
Fa paura azzardare numeri.
Sono tanti, troppi, anche solo quelli che conosco.
D’ogni classe, d’ogni livello culturale. D’ogni ruolo sociale.

C’è da perdersi a pensarci.
Il numero degl’inquilini abusivi della storia
è inferiore solo a quello dei trapassati.

L’umanità deve fare ancora molti sforzi
per diventare “umana”.




L'esistenza ha anche l'aggravante dei futili motivi!

Venerdì di Repubblica
2 febbraio 2007


postato da tortora alle ore 11:27 | link | commenti (2)
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domenica, 04 febbraio 2007

Buona domenica!

Al mio cuore.
Di domenica



Ti ringrazio, cuore mio:
non ciondoli, ti dai da fare
senza lusinghe, senza premio,
per innata diligenza.

Hai settanta meriti al minuto.
Ogni tua sistole
è come spingere una barca
in mare aperto
per un viaggio intorno al mondo.

Ti ringrazio, cuore mio:
volta per volta
mi estrai dal tutto,
separata anche nel sonno.

Badi che sognando non trapassi in quel volo,
nel volo
per cui non occorrono ali.

Ti ringrazio, cuore mio:
mi sono svegliata di nuovo
e benché sia domenica,
giorno di riposo,
sotto le costole
continua il solito viavai prefestivo.


Wislawa Szymborska

Uno spasso
Libri Scheiwiller, Milano, 2003, p. 87.
postato da tortora alle ore 11:19 | link | commenti (3)
categorie: citazioni, poesia, letteratura, vitamorte

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Utente: tortora
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.
(Aldo Palazzeschi)

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