Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
venerdì, 27 aprile 2007

Bonsai

Sebastiano Messina
Repubblica 27 aprile 2007, p. 4

Il Partito Democratico sarà senz'altro la casa comune dei riformisti, ma certo è assai singolare quello che sta accadendo in questo edificio in costruzione, progettato 11 anni fa per attrarre il maggior numero possibile di ospiti, cioè di elettori. Per il momento, avverte un cartello, l'ingresso è vietato ai non addetti ai lavori. E va bene: c'è scritto in tutti i cantieri. Ma la porta d'ingresso sembra sbarrata anche per loro: Di Pietro, per esempio, suona il campanello da una settimana ma nessuno gli apre. Da un altro ingresso, quello di servizio, ogni giorno invece si vede qualcuno uscire sbattendo la porta e scendendo di corsa le scale. Se poi arrivasse un visitatore, non saprebbe dove bussare, visto che per il momento sul citofono non ci sarà scritto nessun nome, né quello di Veltroni né quello di Prodi né quello di nessun altro: poi si vedrà, dicono. Sarà. Ma di questo passo un giorno esce Tizio, un giorno esce Caio, un giorno esce Sempronio, converrà acquistare almeno un centralino elettronico. Cosi se domani chiamasse un elettore, almeno troverebbe una risposta: «Questo è il Partito Democratico. Siamo qui per ascoltarvi. Potete lasciare il vostro messaggio dopo il bip».
postato da tortora alle ore 15:55 | link | commenti
categorie: paroleparoleparole, controcorrente, vitamoderna, piccolaitalia
sabato, 21 aprile 2007

Per tai difetti, non per altro rio

Ieri, con grande tempestività, Roquentin ha lanciato il sasso: «E il limbo non c’è più» .
Lui, ch’è uomo di cultura, ha opportunamente ricordato la famosa Terzina  del Canto IV dell’«Inferno» di Dante , in cui il sommo poeta fa cenno ai tanti personaggi di grande valore, a lui ben noti, “che 'n quel limbo eran sospesi”.
Per il pubblico internazionale, ormai aduso al “globish”,  ricordo quei versi nella traduzione inglese prodotta da Allen Mandelbaum.

    Great sorrow seized my heart on hearing him,
    for I had seen some estimable men
    among the souls suspended in that limbo.
    (Dante's Comedy, Inferno, IV, 43-45)

Dico la verità: la notizia dell’eliminazione del limbo non mi fa né caldo né freddo.
Ed ho apprezzato molto l’ironia con cui lo stesso Roquentin ha posto il quesito: ora che hanno abolito il limbo, non ci sono più bambini non battezzati separati da quelli che son morti battezzati: ma «dove andranno i grandi che vissero prima di Cristo e che Dante lì pose?».
Naturalmente sono andato a informarmi. Non sull’oggetto del quesito di Roquentin. Ma sul perché la Chiesa ha abolito il Limbo.
Ecco, era meglio che mi facevo i fatti miei.

Il limbo è stato tolto perché esprimeva “una visione eccessivamente restrittiva della salvezza”. Ripugna alla misericordia divina privare della salvezza eterna i bambini innocenti, specialmente quei molti piccoli mai nati che sono "vittime di aborti”. L'esclusione di bambini innocenti dal Paradiso insomma non riflette lo speciale amore di Cristo per "i più piccoli".

Parola di teologo.
Ma misericordia orba.
Questo Dio misericordioso, proposto dai suoi ministri, “addò vede e addò ceca”. Certe cose le prende a cuore e di altre ben poco si cura.
Per fare qualche esempio terra-terra, s’intenerisce al pensiero della mancata salvezza dei feti che non hanno visto la luce del giorno, e spesso neppure il terzo mese di vita intrauterina; ma diventa giudice inflessibile persino quando – che so! – gli adolescenti si masturbano. Peccato mortale!
E – sempre nell’interpretazione dei suoi sacri mediatori – con grande dolore non può concedere l’accesso al sacramento della comunione ai divorziati risposati, neppure a quelli che si siano risposati civilmente per amore e con amore; mentre concede ogni volta il perdono – assolvendo i loro peccati – ai membri delle coppie regolarmente sposate, consentendo loro l’accesso alla comunione, anche se nelle loro famiglie, benedette col sacramento del matrimonio, domina l’odio e si pratica quotidianamente il disprezzo e la sopraffazione.
Ma, si dirà, Dio è misericordioso con tutti, gente pia e malfattori, perché legge nei cuori.
E allora non c’è scampo: a tanta misericordia divina non corrisponde altrettanta misericordia della Chiesa.
E dire che abbiamo un papa teologo!

Insomma, ci sono parecchie cose che non capisco.
Aspetto illuminazioni.
Divine.
postato da tortora alle ore 15:01 | link | commenti (10)
categorie:
lunedì, 16 aprile 2007

Morti bianche

E vabbè. È arrivato pure il momento degl’incidenti sul lavoro. Non si parla d’altro. Con enfasi, con passione. Con preoccupazione. Ed anche con meraviglia. Come se finora le morti bianche non fossero mai esistite. E ognuno ha da dire la sua: una considerazione, una riflessione, una proposta. Un consiglio.
La proposta più esilarante l’ho ascoltata in un’intervista televisiva. “La sicurezza sul lavoro bisognerebbe insegnarla nelle scuole!”. Più esilarante – dicevo – almeno per due motivi.
Primo. Alla scuola si fa carico di parecchi oneri che definirei impropri. Con le risorse finanziarie ridotte in nome del produttivismo aziendalistico, la scuola pubblica dovrebbe provvedere oltre all’educazione civica, anche a quella sessuale, a quella alimentare, a quella stradale, a quella alla legalità, a quella … e chi più ne ha più ne metta. Difficile sentire che la scuola deve fornire – non dico altro – un’istruzione decente e un’educazione all’esercizio di un’intelligenza critica.
Certo, anche l’educazione antimafia – tanto per dire – può rientrare nell’ambito della formazione della persona. Ma – e veniamo al secondo motivo – il problema della delinquenza organizzata non si risolve con la formazione della coscienza antimafia. Troppo comodo trasferire la soluzione del problema alla scuola. Quel problema – come tutti sanno – non nasce da difetto di consapevolezza, da mancanza di sensibilità.
E così per le morti bianche. Si suppone che il fenomeno sia arginabile con un’adeguata formazione alla sicurezza sul lavoro. Anche in questo caso, difficile sentire che la responsabilità va attribuita quasi totalmente alle imprese e agli organi istituzionali che non effettuano i controlli sull’attività delle imprese. Sicché la responsabilità della morte bianca ricade su chi di morire non ha alcuna voglia. Una vera e propria nuvola di nero di seppia: perché essa non è una responsabilità “personale” del lavoratore, ma inequivocabilmente e ineluttabilmente “pubblica”.
Se – poniamo il caso – un muratore sale su un ponteggio o su un andito non a norma, perché l’azienda, in nome del profitto o della competitività, ha risparmiato sui costi, e perché le istituzioni di tutela e garanzia non esercitano le doverose attività ispettive per mancanza di fondi, quell’operaio metterà sempre a rischio – ogni santa mattina – la sua vita. Pur indossando il prescritto casco protettivo, e pur astenendosi dal consumo di bevande alcoliche sul lavoro: come gli hanno insegnato a scuola.
postato da tortora alle ore 09:53 | link | commenti (3)
categorie:
venerdì, 13 aprile 2007

Mi manchi…

Mi manchi d’amorire.

Così Sara ha scritto al suo Rob, col pennarello nero, sul bordo della fontana dei Giardini Bellini di Catania.

Mi è sembrato un bel colpo d’ingegno, quell’amorire. Un neologismo davvero suggestivo.
E pure una bella, appassionata, dichiarazione d’amore.
Perché si può “morir d’amore” – amorire, appunto – solo per l’assenza di qualcuno che si ama davvero tanto.

Colpo d’ingegno? O ignoranza ortografica?
Un sospetto che la lettura di altri graffiti della loquace Sara ha rapidamente dissolto.
La seconda che ho detto.

I graffiti amorosi di Sara sfideranno il tempo. E resisteranno dignitosamente anche all’insulto delle intemperie.
Dureranno a lungo: forse più a lungo dell’amore per quel ragazzo che ora, nei suoi sogni, a lei sempra un’angelo.

Come la sua ignoranza.

postato da tortora alle ore 14:35 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, 02 aprile 2007

«Sapere aude!»

Alla ricerca scientifica ho riservato, fin da giovane, ogni attenzione. Ed anche buona parte delle mie energie: non solo intellettuali. Senza ricerca nessun paese può progredire: un’ovvietà, questa, che poi molti dimenticano quando si devono prendere decisioni politiche. Ma per un progresso reale occorre pure che alla ricerca siano assicurate, oltre che le necessarie risorse economiche e umane, anche ogni garanzia di libertà, sia sul piano dell’iniziativa che su quello delle regole e delle procedure. Chi non vuole queste cose, semplicemente non vuole la ricerca. O non vuole una vera ricerca.

Nel post precedente si accennava alla pretesa del papa di insegnare agli scienziati come si fa scienza. Una pretesa assurda. Non solo per i contenuti, ma anche per una questione di metodo. Su questa pretesa sono intervenuti da tempo alcuni tra i più autorevoli uomini di scienza italiani. Da parte mia aggiungo che si tratta di una pretesa molto dannosa anche per la Chiesa stessa.
Ne ho parlato già nello scorso settembre, in un breve scritto che non ha mai visto la luce. Lo propongo qui:

Allo stato attuale, uno degli “effetti collaterali” di questa miope campagna del Papa contro la cultura e la scienza del nostro tempo è la mobilitazione delle intelligenze “laiche” nel riesame critico dei rapporti tra scienza e fede. Da noi uno degli esiti è il numero di febbraio della rivista

Sono stati chiamati a dare un contributo di riflessione scienziati e pensatori di ogni estrazione e dei più diversi campi disciplinari. Alcuni titoli sono davvero esplosivi: «Perché quasi certamente Dio non esiste»; «E liberaci da Dio»; «Il creatore non ha superato l’esame»; «Il nuovo oscurantismo», e così via. Tra gli autori: Richard Dawkins, Daniel Dennet, Massimo Pigliucci, Antonio R. Damasio, Steven Pinker, Ian Tattersall, Tecumseh Fitch e molti altri.
Val la pena di ricordare che il motto della rivista è

«Sapere aude!».

Un'esortazione che risale alle Epistole di Orazio. Nell’epistola 1,2 destinata a Massimo Lollio, il poeta rivolge all’amico l'invito a «risolversi a essere saggio» (v. 40) dedicandosi finalmente alle cose serie.
Ma l’espressione dice molto di più. Il filosofo Immanuel Kant l’indica addirittura come il motto dell’Illuminismo. Interessante quanto Kant dice nel suo scritto Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo? (1784):
«L'Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessa è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo».
L’esortazione dunque – come si comprende - è valida ancora oggi. Forse oggi più che mai.
«Sapere aude»! Perché ci vuol coraggio.
Non solo per abbandonare le piccole e facili certezze del senso comune.  Quelle certezze rese all’apparenza più “rassicuranti” dal fatto che sono ampiamente condivise: come se  la quantità, l’ampiezza del consenso, fosse una garanzia della certezza della “verità”.
Ma ci vuole coraggio soprattutto ad iniziare un nuovo percorso  di conoscenza. E occorre coraggio anche a restare fedele alla scelta di “sapere”: perché tale fedeltà – a se stessi, in fondo – ha sempre un costo molto alto. Tra cui – ove necessario - persino il disagio connesso alla revoca in dubbio delle verità che abbiamo più care, quelle che ci sono sempre apparse davvero incrollabili e indiscutibili.
Ci vuole coraggio per aprirsi al nuovo. Il sostantivo italiano “sapere” viene dal latino “sapio”: un verbo che è insieme transitivo e intransitivo. Significa “aver sapore” ma anche “assaporare”. Aprirsi ad un nuovo sapore – ognuno lo sa - implica sempre il rischio di una delusione. Ma senza quel rischio, senza quell’atto di coraggio, quante belle cose stupidamente perdiamo!

postato da tortora alle ore 09:01 | link | commenti (3)
categorie: chiesa, religione, filosofia, fede, scienza, vitamoderna, piccolaitalia

Chi sono

Utente: tortora
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.
(Aldo Palazzeschi)

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Cerca in questo blog

Sorryso

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte

Profilo Facebook di Giuseppe Tortora

Dal 28 ottobre 2007
Locations of visitors to this page

Disclaimer for foreign visitors :



I did NOT vote for Silvio Berlusconi. I've never voted for him and I never will.

Ottieni il codice
del disclaimer per il tuo blog !