Certe manifestazioni di presunta saggezza proprio non riesco a digerirle. Certe affettate esibizioni di equilibrio, di moderazione, mi danno fastidio. Quasi sempre considero l’equidistanza espressione di uno spirito meschino e di un modo di vivere obliquo.
Certi modi equivoci di pensare e di agire li rifiuto istintivamente, dal più profondo di me stesso. Atteggiamenti, nel caso migliore, da benpensanti piccolo-borghesi, quando non denunciano addirittura una drammatica assenza a se stessi tipica della mentalità servile. In ogni caso espressioni di un conservatorismo quietistico proprio di quel tipo d’uomini che nella tradizione siciliana - come ricordava Leonardo Sciascia ne “Il giorno della civetta” - vengono indicati come mezz'uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. Individui votati alla mera sopravvivenza, alla cura delle loro piccole cose e con le loro meschine certezze. Che hanno paura delle proprie parole e anche dei propri pensieri. E finanche della propria ombra. Timorosi anche quando non ve ne siano i motivi o, peggio, quando è necessario uscire allo scoperto. Conniventi con ogni genere di malfattori: con i loro silenzi, con la loro inerzia, e pure con la loro velleitaria aspirazione ad un’impossibile armonia universale.
E' davvero ampio il repertorio dei modi di eludere le responsabilità personali e di sottrarsi al giudizio di valore, e talvolta di moralità, su persone, azioni, situazioni. Tutti supportati e “giustificati” da solenni massime sentenziose: “Ai posteri l’ardua sentenza!”; “Il tempo è galantuomo: prima o poi esprimerà il suo verdetto”; “Sarà la storia a rendere giustizia”. Espressioni che troppo spesso mettono a nudo l’opportunistica mancanza d’orientamento, la deliberata elusione dell’obbligo di assumere una posizione, la colpevole riluttanza – per usare l’espressione biblica – a “gridare dai tetti la verità”.
Certe “sagge” affermazioni talvolta suonano addirittura offensive. Ad esempio a chi aspetta giustizia qui ed ora: perché quella che gli renderà la storia arriverà inevitabilmente troppo tardi. E poi, quale verdetto può eprimere il tempo, dal momento che la storia la fa chi vince, e quasi sempre a vincere sono proprio quelli contro cui oggi dovremmo scagliare come pietra il nostro sdegno?
Eh sì, è finita l’epoca degli yes-men. Mai un Gasparri si sarebbe potuto permettere tanto puntiglioso ardire.
Non ho ancora avuto notizia di irritate reazioni di SB alle dichiarazioni del ministro sinistro. Penso anzi che, tutto sommato, egli non abbia a dolersene. Considerato che in campagna elettorale le cose dette da SB non sono state certamente di livello superiore a quelle dette da Prodi, e avendo avuto più tempo in TV, SB risulta ancora una volta campione. Avrà pure perso le elezioni: un’operazione prodi-toria; anzi, per dirla tutta, una rapina. Ma il titolo di Campione di stronzate spetta a lui. E solo a lui.
I numeri sono numeri.
Echecacchio!