Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
mercoledì, 26 settembre 2007

Cattivi pensieri

Eh sì. Si vive – scusate il giochetto fonetico - di fisse asfissianti. Non sempre le stesse, certo. A turno. E a periodi più o meno lunghi.
Ora dovunque ti giri senti parlare di antipolitica, garlasco, tasse.
E senti e leggi sempre le stesse cose. 
Prendiamo l’ultima che ho detto. “Basta con le tasse”, “bisogna ridurre tasse” e così via. Ma soprattutto ora sta ritornando prepotente il monito: “le tasse bisogna pagarle”. Che, per sé, sarebbe un’ovvietà, ma che di fatto non lo è. Per molte ragioni. Per esempio, perché c’è tanta gente che non le paga affatto, e tantissima che non le paga tutte.
Ma sentire questo monito su certe bocche …
No, no … il cavaliere ancora non l’ha detto. Fosse per lui: “niente tasse per tutti”. Nella sua ottica, sono quasi immorali. Uno come lui, che guadagna come vuole, può comprarsi tutto: beni e servizi. Il pane e anche il companatico. E anche qualche altra cosa di sfizio: che so, una squadra di calcio, una villa principesca, d’epoca,  in uno dei posti più belli d’Europa. Poi viene il fisco e gl’impone di lasciare qualcosa per gli ospedali pubblici, per la scuola pubblica, per l’università pubblica, per i trasporti pubblici. Lui che che viaggia col suo aereo privato! Lui che può comprarsi non solo il fior fior dei medici ma anche interi ospedali. Lui che le università se le fa da sé, con tanti professoroni amici;  docenti d’eccezione, come – che so – qualche buon amico capo di stato in pensione, che può insegnar molto su come esportare la democrazia e quale democrazia esportare.
Insomma per tornare alle tasse, sentire appunto quel monito espresso da certi pulpiti, fa impressione. E induce anche a cattivi pensieri.
La Chiesa, per esempio. A parte, naturalmente, qualche recente ambigua battutina del “boss” – non gliene viene una buona! - su una famosa rivolta antimperiale generata dalla pressione fiscale nell’antico impero bizantino. Ebbene i vertici della gerarchia ecclesiastica italiana hanno ribadito anch’essi che le tasse vanno pagate. È vero: l’hanno ribadito con tanti “se” e tanti “ma”; bisogna vedere se sono giuste, se il gettito viene impiegato per scopi nobili, altrimenti … Però noi che siamo di modeste esigenze, ci accontentiamo del fatto che quel monito, loro, lo hanno ribadito.
E ora anche – udite udite! – il capo dell’unione degli industriali. Pure lui! Non facciamo i furbi: tutti devono pagare le tasse. E voglio credere che in quel “tutti” fossero inclusi anche imprenditori, azionisti, dirigenti industriali e così via. I suoi rappresentati. Forse l’ha fatto per sintonizzarsi col candidato principe del partito nascente nell’area della sinistra, che, come si sa, per catturare consensi ha lanciato con orgoglio il suo: “pagare tutti per pagare meno”. Ma la cosa – il capo degl’industriali -  l’ha detta. E noi ci accontentiamo.
Ed ora però i cattivi pensieri.
È un caso che a richiamare tutti all’obbligo morale e sociale di sottoporsi all’imposizione fiscale sia un’istituzione religiosa che nel nostro Stato è coperta da privilegi ed esenzioni, e che introita non poco dal pagamento delle imposte sul reddito dichiarato dei cittadini? Ed è un caso che lo faccia un’“istituzione” rappresentativa degl’interessi degli imprenditori italiani, che, ingordi, non solo vivono da tempo sotto tutela statale, con normative a loro favorevoli su produzione e lavoro, ma che, ottenuto ormai anche un primo taglio del “cuneo fiscale”, continuano a chiedere con insistenza incentivi e contributi per – dicono loro – sviluppare l’innovazione e accrescere la competitività sui mercati internazionali?
Vuoi vedere – è questo il pensiero antipatico - che dobbiamo pagare “tutti” le tasse
… perché la Chiesa italiana non solo continui a giovarsi di privilegi inesistenti nel resto del mondo civile e tutti da giustificare, ma riesca ad assicurarsi pure un più sostanzioso “otto per mille”?
… e perché la nostra classe imprenditoriale non perda terreno sul piano dei vigenti benefici statali, e – si ricordi lo strepito sulla destinazione all’impresa privata della parte prevalente del  “tesoretto” - possa contare, anzi, sui tagli di Ires e Irap per – dicono sempre loro - stimolare gli investimenti dall'estero, e su più generosi incentivi pubblici?
postato da tortora alle ore 18:58 | link | commenti (7)
categorie: politica, personaggi, chiesa, paroleparoleparole, potere, vitamoderna, piccolaitalia
venerdì, 21 settembre 2007

Mari aperti

Stamattina mi son svegliato di buon’ora: come al solito. E di buon umore. Avevo intenzione di scrivere.
Roba “professionale”, naturalmente. Un argomento coinvolgente.
È da un po’ che ci penso. E sempre con piacere. Del resto la dice lunga il fatto che nei giorni scorsi, anche quando ero impegnato in altre imprese, il pensiero, appena possibile, correva lì, alle cose che avrei voluto scrivere.
Ieri notte mi son detto: comincerò domani, di primo mattino, a mente fresca.
Sicché stamattina …
Ecco, nel silenzio dell’alba cittadina giravo per la casa senza prendere l’iniziativa. Volevo e non volevo scrivere. Non era pigrizia. Ero in uno stato d’animo strano e piacevole. Trovavo difficoltà a tradurlo in parole.
Eppure - mi dicevo - c’è chi ne ha già parlato. Dello stato d’animo, intendo. Ne ero sicuro. In qualche romanzo. Ma non riuscivo a mettere a fuoco chi ne avesse fatto una descrizione – mi sembrava di ricordare – molto suggestiva.
E poi, come accade spesso, di colpo la rivelazione.
Nel bellissimo romanzo “Le ore”, Michael Cunningham immagina e descrive la sensazione vissuta da Virginia Woolf nel momento in cui si accinge a scrivere il suo tormentatissimo “Mrs Dalloway”.
Lei ritorna su furtivamente, va nel suo studio, chiude piano la porta. Al sicuro. Apre le tende. Fuori, dietro il vetro, Richmond continua a sognare se stessa, civile, in pace. I fiori e le siepi sono curati; gli infissi ridipinti prima che ne abbiano veramente bisogno. I vicini, che lei non conosce, fanno tutto quello che fanno, qualunque cosa sia, dietro le tende alla veneziana e le persiane delle loro ville di mattoni rossi. Lei riesce solo a pensare a stanze in penombra e a cibo ordinario, troppo cotto. Scriverà per circa un'ora, poi mangerà qualcosa.
Con lo stomaco vuoto si sente veloce e pulita, lucida di mente, pronta per una battaglia. Sorseggia il caffe, lo mette giù, stende le braccia. Questa è una delle esperienze più singolari: svegliarsi in quello che sembra un buon giorno, prepararsi al lavoro, ma non cominciarlo ancora veramente. Questo momento racchiude infinite possibilità, intere ore a venire. La mente ronza. Questa mattina può penetrare la foschia, i condotti intasati, raggiungere l'oro.

Nello stesso capitoletto Cunningham dice altre bellissime cose sulla scrittura e su quel che doveva “sentire” Virginia Woolf, quel mattino del 1923.
Ma io mi fermo qui.
Stamattina, insomma, l’idea che di fronte a me c’era un gran mare da navigare, infinite possibilità tra cui scegliere, un tesoro da scovare, mi entusiasmava e m’intimidiva.
È vero. Un buon romanzo – come si dice - “prende” perché vi trovi descritte e analizzate letterariamente esperienze che tu stesso hai già vissuto magari in una quasi inconsapevole immediatezza. Ma un romanzo è “buono” anche quando, descrivendo e analizzando esperienze che tu non hai ancora vissuto, ti offre la possibilità e gli strumenti per ri-conoscere e per dare una forma linguistica, pregevole e appropriata, a nuove emozioni, a nuovi stati d’animo. Infatti solo in questo modo se ne comprendono il senso e la portata.
postato da tortora alle ore 09:22 | link | commenti (7)
categorie: citazioni, libri, letteratura, arte
martedì, 11 settembre 2007

Denuncia

Al Cardinale di Napoli, mons. Crescenzio Sepe
Al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, mons. Angelo Bagnasco
Al Pontefice di Santa Romana Chiesa, Joseph Ratzinger

Nell'ultimo episodio - primo della serie autunnale - di "Un posto al Sole", una delle fiction più seguite dai telespettatori, in onda su terzo canale Rai in orario serale, due personaggi - Carmen e Filippo - esprimono l'intenzione di usare, a protezione dall'Aids, il preservativo, noto anticoncezionale meccanico  di cui la Chiesa di Roma ha proibito costantemente l'uso sul piano planetario.
Preoccupato
  • per la pericolosa involuzione della Rai-Tv, televisione di servizio pubblico ormai sotto il controllo della sinistra atea e anticlericale;
  • per il disorientamento che l'evento ha prodotto nel fervente popolo cattolico italiano;
  • per l'implicita delegittimazione - da esso prodotto - dell'univoco e costante insegnamento pastorale della Chiesa in tema di etica sessuale;
  • per l'incontrollato dilagare dell'aborrito edonismo e del pernicioso relativismo etico;
  • per l'ormai inevitabile e catastrofico crollo dei valori della civiltà occidentale
lo scrivente chiede alle SS.LL. d'intervenire con tempestività e rigore a difesa dei valori cristiani, ingiungendo ai parlamentari di fede cattolica di mobilitarsi e d'impiegare  i loro buoni uffici perché si provveda
  • a sospendere senza indugi la trasmissione delle prossime puntate della fiction in questione;
  • a destituire, per manifesta incompetenza e inadeguatezza, la dirigenza e il Consiglio d'amministrazione dell'azienda televisiva.
AMDG.
postato da tortora alle ore 00:49 | link | commenti (12)
categorie: politica, amore, religione, fede, potere, vitamoderna, piccolaitalia
mercoledì, 05 settembre 2007

Quanno chiove

Spesso mi sorprendo a cantare mentalmente una strofa di “Quanno chiove” di Pino Daniele.
In cui trovo interpretato un mio ricorrente stato d’animo. Un’aspettativa.
Quella del cambiamento dello stato delle cose. Attraverso una ripulitura.
E non solo in senso meteorologico.

E aspiette che chiove
l'acqua te 'nfonne e va
tanto l'aria s'adda cagnà


Nella speranza di altri cambiamenti - nell'attesa di altre ripuliture! - oggi mi son goduto la vista dall’alto della mia città: per tanti versi insopportabile.
Splendida – oggi, al sole basso del pomeriggio - sotto un leggero vento di tramontana, che ha liberato dallo smog le forme e i colori del golfo.
Uno spettacolo emozionante.
Una gioia dei sensi e dei sentimenti.
postato da tortora alle ore 19:17 | link | commenti (6)
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sabato, 01 settembre 2007

Giustizia e carità

Trovo davvero tristemente miserevole e insopportabilmente ipocrita la difesa che la nostra gerarchia ecclesiastica sta facendo del trattamento fiscale di favore riservato alla Chiesa Cattolica in Italia. Non solo per l’applicazione dell’Ici, ma anche per la ripartizione dell’8/1000 non assegnato dai contribuenti nella dichiarazione annuale Irpef; e non si tratta di noccioline; dell’intero ammontare dell’8/1000 non assegnato, nel 2007 la Chiesa ha preso – nel pieno rispetto della legge – ben il 90 per cento; una cifra enorme: quasi un miliardo di euro (991.278.769 euro). Ripeto: un miliardo di euro. Val la pena ricordare che la questione è stata sollevata a livello di Comunità europea, e che il regime di privilegio fiscale è stato eliminato, ormai, persino nella cattolicissima Spagna. Ma qui, da noi, tutti a dire che la Chiesa nutre rispetto per le istituzioni europee e per il diritto comunitario; che le cosiddette agevolazioni sono in linea col Concordato e con le vigenti leggi dello Stato; e che la Chiesa destina queste risorse solo ad opere di bene. Qualcuno accenna ad una congiura anti-clericale: ma si tratta di variabili impazzite, sostenute e aizzate da politici senza scupoli in fase di riscossa. Bagnasco, poi, con la solennità che spetta al Presidente della Cei, sottolinea, con risentita severità, che parlare di “privilegi” fiscali costituisce addirittura un’offesa gratuita e ingiustificabile: è ingiusto chiudere gli occhi su quanto la Chiesa fa per la povera gente, per l’educazione dei giovani, per l’assistenza agli emarginati e ai disagiati. Una linea argomentativa, quella di Bagnasco, ormai seguita, in tutte le sedi e in ogni circostanza, da chi – chierico o “laico” – ha un qualche accesso ai grandi mezzi d’informazione.
Non aggiungo repliche. Né commenti.
Esprimo solo un desiderio.
Vorrei che quanto la Chiesa offre per Carità, lo Stato assicurasse per Giustizia.
postato da tortora alle ore 07:23 | link | commenti (10)
categorie: politica, personaggi, chiesa, religione, fede, informazione, potere, vitamoderna, piccolaitalia

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Il saltimbanco dell’anima mia.
(Aldo Palazzeschi)

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