Altro che Beppe Grillo! La vera anti-politica la fa il Cavaliere [ormai] inesistente.
Il quale ha cacciato dal suo cilindro un non-partito, quello del [po]polo della libertà. Che sempre il "suo" partito è, ma – questo lui non se l’aspettava – senza i suoi accoliti di sempre. Lui conserva il suo e gli alleati avrebbero dovuto disciogliere il loro. Una pretesa assurda. E così ha perduto per strada gli “yesmen”. Non li ha consultati, e, ad annuncio fatto, loro hanno reagito con un indispettito “no”. Un diniego che – hanno tenuto però a specificare con pregevole bizantinismo -, non pregiudica la condivisione della linea d’opposizione al vigente governo.
Un nuovo partito nato dal basso, a dire dell’ineffabile. Ma poco attrattivo per gli [ormai ex] alleati. E tuttavia capace – secondo il grande prestigiatore – di catturare il consenso degli scontenti che finora hanno sostenuto la coalizione avversaria. I quali – sempre a suo dire – sono andati numerosi ad esprimere il loro consenso presso i gazebo allestiti nelle piazze d’Italia. I gazebo, insomma, che – nelle sue mire - dovevano assicurargli quel sostegno plebiscitario che avrebbe restituito autorevolezza prestigio e potere - ormai declinanti a velocità crescente – che neanche le sue recenti iniziative - come una pressante campagna pubblicitaria ed una spregiudicata campagna acquisti condotta a suon di allettanti promesse – sono riuscite a recuperare.
Una giornata davvero memorabile, quella del fausto annuncio.
Una scatola vuota. Una politica anti-politica.
L’ho detto: altro che Beppe Grillo!
La situazione politica è sempre turbolenta.
Il governo dà segni d'instabilità.
Ma c'è chi è convinto che, in fin dei conti, è solo questione di una consonante.
Grande Bucchi.
Repubblica 14 novembre 2007, p. 35
Stavo tergiversando da parecchio tempo.
Mille perplessità. Mille preoccupazioni.
Un periodo di grande sconvolgimento emotivo.
Ma questo post … dovevo scriverlo.
Dovevo.
Proprio nei giorni in cui Sorryso combatteva la sua ultima battaglia per restare, c’era chi invece, dopo lungo travaglio, aveva deciso di andarsene. Per sempre.
Come un attore insoddisfatto, G., all’acme del suo monologo, s’è interrotto bruscamente, s’è avviato verso le quinte ed è uscito di scena.
Senza un saluto. Senza una spiegazione. Senza una parola.
Nel silenzio. Nella solitudine. Con la delusione profonda – ne sono convinto - di chi è stato derubato dei sogni.
Giù il sipario!
Il suo sguardo ormai non riusciva a sostenere il nulla, l’assenza non solo di interlocutori ma finanche dei compagni di scena.
Anche l’attività intellettuale – libri, cinema, teatro … - aveva perso ogni senso. Anche il lavoro per i giovani - a cui ha dato tanto della sua passione - non riusciva più a scaldargli il cuore.
La sua intelligenza non ha mai sopportato le comuni banalità. Il suo animo adolescente non ha mai concesso nulla alla logica dei compromessi. E non ha mai ceduto, nemmeno un poco, alle tentazioni dell’opportunismo.
Sentiva forse di non riuscire a volare più con la fantasia. Che ormai anche i suoi punti di riferimento s’erano definitivamente dileguati.
Il suo sguardo, che spesso spaziava incantato nel vuoto, inseguendo umori, affetti, speranze, ora di quel vuoto aveva paura.
Se n’è andato da sconfitto. Peccato. Puro com’era, avrebbe dovuto andarsene con uno sberleffo. Avrebbe dovuto abbandonare tutto con una sonora pernacchia. E quel sabato pomeriggio, in riva al “suo” mare, nel trionfo di luci e colori di una bella giornata di sole, tra i suoi amici la mestizia avrebbe doverosamente lasciato il posto all’apoteosi.