Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
lunedì, 31 dicembre 2007

Auguri!

Un fantastico 2008.

E non prestate ascolto agli astrologi.
Le loro previsioni, in fondo, sono sempre buone e belle.
Per tutti.

Io penso, invece, che il nuovo anno potrà essere, per ciascuno, addirittura migliore di come lo prospettano i più accreditati oroscopi.
Lo sarà se, nel corso dell'anno, ognuno metterà in gioco il meglio di sé.
E se ognuno - scansando l'invidia degli dèi - tenterà di costruirlo conforme alle sue più profonde aspirazioni e fidando soprattutto sulle proprie personali capacità.

Ognuno, insomma, conti solo su se stesso.
Sulle sue risorse intellettuali e morali.
Non sulla fortuna.

Per molti la fortuna ha più importanza del senno.
Ma la fortuna non ha piedi: solo ali.
postato da tortora alle ore 11:24 | link | commenti (5)
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lunedì, 24 dicembre 2007

Buon Natale!


È ignobile tradire. Tradire gli altri e tradire se stessi.
Eppure lo facciamo spesso. E lo facciamo tutti.
Con le nostre parole e con i nostri comportamenti.

E pure con gli auguri di Natale.

Tra i miei amici, molti sono sinceramente "non credenti".
Conosco i loro sentimenti. Rispetto - e condivido - la loro scelta.
Ora  il Natale è festa squisitamente religiosa. Fortemente religiosa.
Che senso ha augurare un buon Natale a chi non crede?

Facendo loro questo augurio mi sembra di commettere un triplo tradimento.
  • Mi sembra di tradire i sentimenti "laici" di chi non crede.
  • Mi sembra poi di tradire il sentimento di chi invece vive autenticamente la propria fede cristiana: non merita che si riduca in forma banale un augurio che per lui è pregno di significato religioso.
  • E - vorrei aggiungere - mi pare pure di tradire me stesso: come se  con "questi" auguri di Natale, espressi in modo rituale, offrissi moneta falsa solo per rispetto di consolidate convenzioni.
Nella tradizione cristiana il Natale ricorda e festeggia l'incarnazione di Dio. Dio s'è fatto uomo.
Dunque l'umanità ha avuto il sigillo della natura divina. L'uomo "rinasce" con più alta e più piena dignità.

A mio modo di sentire, quindi, con la festa del Natale s'invita l'uomo
  • a riscoprire in se stesso la propria essenza "divina".
  • e a scoprire la divinità di tutti gli uomini: di ciascun uomo, di qualsiasi uomo. Bianco o nero, ateo o credente, povero o benestante, ignorante o colto: homo homini deus sit.
Ecco, inteso così, anche per i "laici" l'augurio può avere un senso forte.
E dunque, buon Natale a tutti.

Auguro a tutti di ritrovare e vivere appieno la propria dignità "divina": non solo a Natale ma in ogni istante della propria esistenza. Dunque, auguro a tutti che ogni giorno della propria vita sia il loro Natale.
E auguro a tutti di aiutare tutti a vivere la propria rinascita.
  • Di aiutare quelli che non hanno mai gioito di una dignità "divina" perché non si riconosce loro neppure quella "umana".
  • E di aiutare pure quelli che non scopriranno mai la loro essenza "divina" perché di fatto, con la loro esistenza, hanno rinunciato anche quella "umana".
postato da tortora alle ore 10:20 | link | commenti (5)
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sabato, 08 dicembre 2007

Mi vergogno.

Sì mi vergogno di svolgere il mio lavoro in un ambiente controllato e talvolta dominato da caste e casati. Mi vergogno di esercitare la mia attività di ricercatore e di docente in un sistema universitario, quale quello italiano, che  – fatte le dovute eccezioni per alcuni casi d’eccellenza – produce risultati scientifici molto modesti e sforna i laureati mediamente più ignoranti d’Europa. Mi vergogno di partecipare alla vita d’un ateneo che dà dignità di garanzia scientifico-didattica alla parentela con membri di gruppi dominanti, e che, a tutti i livelli della gerarchia accademica, pratica la “virtù” del silenzio omertoso su fatti che non solo non fanno onore ma, anzi, generano pubblica disistima e generalizzato discredito.

Tempo fa, in una lettera ad un quotidiano, uno studioso  - ben accreditato scientificamente ma non sostenuto dai potentati accademici -, “battuto” ad un concorso da una candidata molto più giovane di lui, figlia di un noto esponente del governo locale, ha denunciato anomalie nello svolgimento delle prove concorsuali e l’adozione, da parte dei docenti-commissari, di criteri molto discutibili per la procedura di valutazione comparativa. Criteri, insomma, che poco hanno a che fare con l’attività scientifica e il credito nazionale e internazionale dei titoli dei candidati.
Certo, certo, c’è sempre uno spazio di discrezionalità nella valutazione dei meriti scientifici. Non si può riportare tutto a criteri oggettivi e assoluti. Comunque, la reazione dei commissari d’esame è stata di negazione assoluta di ogni ventilato abuso e di ogni supposto arbitrio.
Una reazione prevedibile. Quasi un atto dovuto.

Ma proprio ieri si è arrivati al ridicolo con alcune dichiarazioni fatte, da uno dei componenti la commissione, nel corso di un’articolata intervista pubblicata sul quotidiano “Repubblica” edizione di Napoli.

In particolare mi ha colpito un passaggio.

Alla domanda della giornalista Conchita Sannino:
Professore, un profilo del contenzioso riguarda poi il merito. Lo sconfitto Rossetti presentava una lista di titoli di gran lunga più nutrita, ma ha vinto la Santangelo. Come mai?
Il docente intervistato ha risposto:
«Qui va fatta una riflessione, valida in generale: fra i criteri che devono muovere i giudizi degli esaminatori ci devono essere anche la potenzialità a tutto tondo del candidato, simpatia, carisma. Ovvero: cosa può offrire in prospettiva questo collega?»

E alla replica della giornalista:
Sta dicendo, scusi la traduzione, che Rossetti era troppo vecchio per vincere? Nessuna legge consente la selezione anagrafica.
l’ineffabile docente, senza battere ciglio, ha rivelato con irritante candore:
«Messo così può suonare sgradevole, ma c´è anche questo».

Insomma, secondo questo commissario - che naturalmente nega con sdegno di aver fatto favori a chicchessia - l’anzianità anagrafico-scientifica, in sede di concorso per professori universitari, è da considerarsi praticamente un demerito, o nel migliore dei casi un handicap: a tal punto che il candidato più giovane deve averla vinta anche su quello che presenta  lavori di ricerca di maggior valore e di più diffuso credito nella comunità degli studiosi. E tra i meriti scientifici vanno inseriti – curiosamente – la simpatia e il carisma, oltre che le potenzialità, la cui intuizione in casi non infrequenti è – per non pensar male -   niente più che il frutto di uno stato allucinatorio.

Ridicolo. Veramente ridicolo.
postato da tortora alle ore 10:53 | link | commenti (9)
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