Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
mercoledì, 26 marzo 2008

Un cinico silenzio

"Per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti".
Questo dice Giuseppe D'Avanzo in La verità sulle violenze al G8 di Genova, su Repubblica del 17 marzo 2008.
Ripropongo qui l'articolo a beneficio soprattutto di coloro a cui fosse sfuggito.
"I fatti ricostruiti dal dibattimento non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati".
Ma su quei fatti grava ancora l'indifferenza dell'opinione pubblica, l'apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche.
E allora: non possiamo ancora far finta di niente, non possiamo tirare avanti in un silenzio omertoso. "Come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza".
postato da tortora alle ore 13:29 | link | commenti (1)
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domenica, 23 marzo 2008

Auguri!

Auguro a tutti di lasciarsi andare ogni tanto a quella fantasia che -  dice Shakespeare - guida il folle, l'amante e il poeta.
Di troppa saggezza si muore.
postato da tortora alle ore 00:09 | link | commenti (3)
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martedì, 11 marzo 2008

Quando sì e quando no.

Ci sono cose che non capisco. Non ci riesco.
Ma può darsi che sia io che mi rifiuti di capire.
Ogni discorso - credo - deve avere un'interna coerenza. Se in corso d'opera si cambiano le regole, quel discorso non risulta né attendibile né credibile.
Queste cose mi son trovato a pensare parlando con un militare di altro grado. Persona ben acculturata: con interessi filosofici e con competenze giuridiche. Un militare che esercita compiti di rilievo nell'amministrazione della "Difesa". Ma anche un uomo molto religioso. Per il quale - secondo le indicazioni del pastore tedesco - la vita umana è sacra. Sia che si tratti di quella di un embrione frutto di recentissima fecondazione, sia che si tratti della vita di un malato irrevocabilmente in fase terminale. Dunque - tanto per dire le cose più grosse - né aborto né alcuna forma - a suo dire - di eutanasia.
E vabbè.
Ma non son riuscito a trattenere l'osservazione che, con questi convincimenti così radicali, doveva essere ben difficile adattarsi alla logica militare. Lo dicevo senza atteggiamenti provocatori, ma davvero in base ad uno spirito di "comprensione", quasi di "compassione". Ma lui, con aria serafica ha replicato che no, lui non ha mai vissuto alcuna difficoltà. E non ha mai colto alcuna contraddizione. Ho giustificato allora il mio rilievo segnalando ch'è difficile coniugare la difesa della vita, senza "se" e senza "ma", con un lavoro che ha come caratteristica specifica e imprescindibile l'uso delle armi, da cui certo non escono fiori!  Dove ricorrano le condizioni, bisogna esser pur pronti a togliere la vita al "nemico". O no?
E qui le sue controdeduzioni. L'uso delle armi è sempre un'«extrema ratio» ... le nostre forze armate hanno compiti di "difesa"  della patria e, in certi casi, dei valori fondamentali della nostra civiltà ... e così via. Tutto a nobile giustificazione di una azione che, in base ai suoi principi religiosi, dovrebbe essere ignobile senza "se" e senza "ma". E così ho capito che in certi casi valgono le giustificazioni, in certi altri no. Si può uccidere un nemico in guerra, per esempio, per "difendere" gl'interessi economici o territoriali del proprio paese, ma non si può addurre alcuna giustificazione alla sospensione delle "cure" ad un malato terminale, neppure quella della disumanizzante e disperata sofferenza.
L'ho detto: ci sono cose che non capisco.
O forse mi rifiuto di capire?
postato da tortora alle ore 09:44 | link | commenti (3)
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