Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
martedì, 24 giugno 2008

Ma come !?!?

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, accolto in Vaticano, appena venti giorni fa,  con stima e simpatia da papa Benedetto XVI, fa di tutto per mostrare, in ogni occasione, il meglio di sé, esibendo i sentimenti profondi della sua anima sinceramente cattolica. Al punto che, in vacanza a Porto Rotondo, durante una celebrazione liturgica, ha detto chiaro chiaro, al vescovo locale, monsignor Sebastiano Sanguineti, che in fondo è ingiusta la regola canonica che vieta ai divorziati risposati, ma di sicuri sentimenti cattolici, come lui, di prendere la comunione; e che quindi, quella norma, era ora di "rivederla".
Il Monsignore - la Chiesa è sempre attenta al grido di dolore dei potenti - non potendo dare aperti segni di comprensione e tanto meno segnali di condivisione della ragionevolezza della proposta, avrebbe invitato - a detta della stampa - l'uomo più ricco e più potente d'Italia, a reindirizzare le sue lamentazioni e la sua proposta a chi, nella Chiesa, ha ben più potere di un semplice vescovo di una diocesi peraltro periferica.

E il Papa che fa?
In una sua omelia, inviando un messaggio al 49esimo Congresso Internazionale Eucaristico, pur non rispondendo - beninteso! - direttamente a Berlusconi, ha spiegato che solo i "puri", cioè solo coloro che non sono macchiati dal "peccato", possono ricevere l'ostia consacrata. Gli altri potranno trovare una forza e una efficacia salvatrice solo nel desiderio di comunione e nella partecipazione al rito eucaristico, cioè alla liturgia della Messa. Sic dixit Benedictus XVI.

Insomma, caro Silvio,  le leggi canoniche in vigore nella Chiesa - questo il messaggio - sono saldamente ancorate ad antica tradizione. Non sono come quelle dello stato italiano, che tu puoi cambiare da un momento all'altro, con un atto d'imperio, e secondo come t'aggrada, anche solo a tutela dei tuoi interessi. La legge canonica inoltre è uguale per tutti: senza eccezioni e senza deroghe. Del resto, è una questione di principio: «Il peccato, sopratutto il peccato grave, si oppone alla grazia eucaristica in noi». E allora, come può, chi vive in uno stato di peccato, come te, accogliere l'ostia consacrata? Niente da fare. Niente. O credi di poter dettar legge anche in Vaticano?

Un duro colpo, per un'anima buona. Tutte 'ste storie ... Il peccato ... la tradizione canonica ... Un momentaccio per i suoi rapporti con la Chiesa. E dire che aveva anche promesso una politica a favore della famiglia, e aiuti alla scuola cattolica!
E, ad aggravare la situazione, anche l'incomprensibile ostilità di «Famiglia Cristiana»!

La rivista nel recente passato non è stata tenera con lui. Gli ha rimproverato addirittura «il primato del fare e l'anarchia dei valori» che sarebbero alla base della sua politica. Ed anche il suo modo di concepire il potere: «monarchico» e insieme «anarchico», allergico ad ogni regola e controllo. E quando lui, SB, ha ricordato con compiacimento certe asserzioni del cardinal Ruini, che sembravano proprio un aperto sostegno alla politica del suo governo,  don Sciortino, il direttore della rivista, non ha usato mezzi termini: «Le parole di Silvio Berlusconi sul cardinal Ruini sono una strumentalizzazione, un espediente per ammaliare i cattolici e portarli dalla propria parte». Ha addirittura definito l'uscita di Berlusconi «fuori luogo e fuori posto»! Improvvida. E ha aggiunto con ironia:  «In alcuni casi ci si lamenta che la Chiesa fa ingerenze. Quando fa comodo però la si tira in ballo».

Ed ora, la rivista che fa?
Il Premier sta producendo il massimo sforzo per la soluzione del problema dei rifiuti a Napoli. E sta dando tutta l'anima per dare più sicurezza alla gente. Ma la rivista, in un'editoriale, asserisce in modo impudente che col pacchetto sicurezza Berlusconi «brucia il capitale di fiducia degli italiani assieme all'immagine di grande statista». E, oltre a dire del Guardasigilli, il ministro Alfano, che in fondo non è altro che un cavalier servente, «un ex segretario personale messo a fare il ministro della Giustizia», asserisce - chiatto chiatto - , che il capo del governo è ossessionato dalla magistratura. La sua sarebbe una incontenibile paranoia. Detto proprio al Silvio nazionale, impegnato in questi giorni nella strenua difesa della propria innocenza a proposito dell'ingiusto processo nel quale dei giudici per niente equanimi, e animati solo da ostilità personale,  l'hanno trascinato. Sì, perché il processo ormai sta volgendo al termine con una prognosi a lui infausta, ed egli vorrebbe assolutamente fermarlo. Stop alla giustizia ingiusta.
Quel processo, in cui egli è imputato, con l'avvocato inglese David Mills, per corruzione in atti giudiziari, egli infatti ha già tentato di bloccarlo, ma - pare - senza molta fortuna, con la ricusazione del giudice Nicoletta Gandus - colpevole di far parte dell'ordine giudiziario, che notoriamente è un'associazione sovversiva -, e con la proposta della discutibile  - per sospetta incostituzionalità -  norma salva-premier.
Ebbene, l'editoriale della rivista cattolica dice non senza maliziosa ironia: «Il Cavaliere ha un'ossessione: i magistrati. E una passione: gli avvocati. Naturalmente i primi sono contro di lui, gli altri li fa eleggere in Parlamento». E, tagliando corto, aggiunge: «Il pacchetto sicurezza è inquinato dal 'complesso dell'imputato' (definizione di Bossi)». Insomma, considerato dal punto di vista politico, «il comportamento di Berlusconi è un'ossessione personale che ha il sopravvento sui problemi del Paese».

Povero Silvio! Questo paese non ti merita. Al tuo posto io farei silenziosamente le valigie e me ne andrei dignitosamente in uno dei provvidenziali "paradisi fiscali", che non fanno le pulci ai loro ospiti, ma anzi li trattano con ogni riguardo. E che facciano pure il processo Mills! Tanto, chi se ne fotte?!?!
Ah, dimenticavo. Neppure questa Chiesa ti merita. Dal Pontifex Maximus al più modesto curato di campagna. Uno come te - dico: "uno come te"- va a messa e quelli gl'impediscono di far la comunione. Cose da pazzi. Da pazzi!
postato da tortora alle ore 00:09 | link | commenti (4)
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venerdì, 20 giugno 2008

La recita

Lo storico Emilio Gentile ha recentemente pubblicato la terza edizione di un suo volume che ormai -  tradotto in Europa e in America Latina - è considerato un classico degli studi sul fascismo: La via italiana al totalitarismo.
Il volume non è molto indulgente con chi  ha considerato in maniera inadeguata la logica totalitaria del regime fascista. Non è indulgente neppure con Hannah Arendt, autrice di Le origini del totalitarismo (1951). La quale - nel giudizio dello storico - partendo dall'identificazione del "totalitarismo" con lo "sterminio di massa" - molto superficialmente  escludeva addirittura il carattere totalitario del fascismo in Italia.
Ma c'è un aspetto - del discorso di Gentile - molto interessante da sottolineare.
In un'intervista pubblicata su «Repubblica» di ieri, Simonetta Fiori sollecita lo storico ad esprimersi sull'eredità del fascismo, su quello che il fascismo al lasciato alla nostra democrazia repubblicana. E lo invita, con dolce perentorietà, a  pronunciarsi sul «nuovo fascismo».
Quell'eredità - risponde Emilio Gentile - è viva, e  va rintracciata anche "nel modo di concepire e praticare la politica di massa" , "nel primato attribuito al partito nei confronti delle istituzioni parlamentari", "in quella costante confusione tra gli interessi dei partiti e gli interessi dello Stato" che ha minato la democrazia.
Insomma quell'eredità ha inquinato e inquina ancora l'autenticità della nostra democrazia repubblicana.
Una tesi, questa, discutibile quanto si vuole, ma sostenuta da ragioni plausibili.
Ma particolarmente interessante è la chiusura dell'intervista.
Alla domanda:
«Lei pensa che la nostra democrazia sia così fragile da consentire tentativi autoritari?»,
lo storico offre una risposta apparentemente rassicurante, ma, in fondo, molto deprimente.
«Oggi in Europa una dittatura non sarebbe possibile. Ma sempre più mi domando se la democrazia non stia diventando una recita: nessuno ci impedisce di essere democratici - siamo liberi di votare, di criticare chi ci governa, di esprimere le nostre opinioni. Compiamo riti democratici, anche con convinzione. Ma le decisioni le prendono in pochi, ai governati non rimane che assecondarle. Una democrazia recitativa».
postato da tortora alle ore 09:45 | link | commenti (1)
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martedì, 17 giugno 2008

Il vero volto

Il vero volto del Cavaliere
di EZIO MAURO

NEL mezzo della luna di miele che la maggioranza degli italiani 
credeva di vivere con il nuovo governo, la vera natura del 
berlusconismo emerge prepotente, uguale a se stessa, dominata da uno 
stato personale di necessità e da un'emergenza privata che spazzano 
via in un pomeriggio ogni camuffamento istituzionale e ogni 
travestimento da uomo di Stato del Cavaliere. No. Berlusconi resta 
Berlusconi, pronto a deformare lo Stato di diritto per salvaguardia 
personale, a limitare la libertà di stampa per sfuggire alla 
pubblicazione di dialoghi telefonici imbarazzanti, a colpire il 
diritto dell'opinione pubblica a essere informata sulle grandi 
inchieste e sui reati commessi, pur di fermare le indagini della 
magistratura.
La Repubblica vive un'altra grave umiliazione, con le leggi ad 
personam che ritornano, il governo del Paese ridotto a scudo privato 
del premier, la maggioranza parlamentare trasformata in avvocato 
difensore di un cittadino indagato che vuole sfuggire al suo legittimo 
giudice, deformando le norme.
In un solo giorno - dopo la strategia del sorriso, il dialogo, 
l'ambizione del Quirinale - Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta i 
suoi uomini per operare una doppia azione di sfondamento alla 
normalità democratica del nostro sistema costituzionale. Sotto 
attacco, la libertà di informazione da un lato, e l'obbligatorietà 
dell'azione penale dall'altro.
Per la prima volta nella storia repubblicana, il governo e la sua 
maggioranza entrano nel campo dell'azione penale per stravolgerne le 
regole e stabilire una gerarchia tra i reati da perseguire. Uno 
stravolgimento formale delle norme sulla fissazione dei ruoli 
d'udienza, che tuttavia si traduce in un'alterazione sostanziale del 
principio di obbligatorietà dell'azione penale. Principio istituito a 
garanzia dell'effettiva imparzialità dei magistrati e dell'uguaglianza 
dei cittadini.
La nuova norma berlusconiana (presentata come un emendamento al 
decreto-sicurezza, firmato direttamente dai Presidenti della I e II 
commissione di Palazzo Madama) obbliga i giudici a dare "precedenza 
assoluta" ai procedimenti relativi ad alcuni reati, ma questa 
precedenza serve soprattutto a mascherare il vero obiettivo 
dell'intervento: la sospensione "immediata e per la durata di un anno" 
di tutti i processi penali relativi ai fatti commessi fino al 31 
dicembre 2001 che si trovino "in uno stato compreso tra la fissazione 
dell'udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado".
È esattamente la situazione in cui si trova Silvio Berlusconi nel 
processo in corso davanti al Tribunale di Milano per corruzione in 
atti giudiziari: con l'accusa di aver spinto l'avvocato londinese 
Mills a dichiarare il falso sui fondi neri della galassia Fininvest 
all'estero.
Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla 
sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d'interessi, l'urgenza 
privata, l'emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova 
legge ad personam. Bisogna ad ogni costo bloccare quei giudici, anche 
se operano "in nome del popolo italiano", anche se il caso non 
riguarda affatto la politica, anche se il discredito internazionale 
sarà massimo. Bisogna con ogni mezzo evitare quella sentenza, 
guadagnare un anno, per dar tempo all'avvocato Ghedini (difensore 
privato del Cavaliere e vero Guardasigilli-ombra del suo governo) di 
ripresentare quel lodo Schifani che rende il premier non punibile, e 
che la Consulta ha già giudicato incostituzionale, perché viola 
l'uguaglianza dei cittadini: un peccato mortale, in democrazia, 
qualcosa che un leader politico non dovrebbe nemmeno permettersi di 
pensare, e che invece in Italia verrà presentato in Parlamento per la 
seconda volta in pochi anni, a tutela della stessa persona, dalla 
stessa moderna destra che gli italiani hanno scelto per governare il 
Paese.
Con ogni evidenza, per l'uomo che guida il governo non è sufficiente 
vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una 
grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e 
imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera 
nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a 
Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in 
puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le 
istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della 
magistratura.
È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica 
spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di 
un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come 
se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo 
stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo 
dell'esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il 
giudiziario. Qualcosa a cui l'Occidente non è abituato, un abuso di 
potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto 
l'establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e 
redditizia complicità dei dominati con l'ordine dominante, che è a 
fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia 
demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare.
Questo uso esclusivo delle istituzioni e della norma, porta fatalmente 
il Premier ad un conflitto con il Capo dello Stato, garante della 
Costituzione. Napolitano era già intervenuto, nelle forme proprie del 
suo ruolo, contro il tentativo di introdurre la norma anti-prostitute 
nel decreto sicurezza, spiegando che non si vedeva una ragione 
d'urgenza. Poi aveva preso posizione per la stessa ragione contro 
l'ingresso nel decreto della norma che porta i soldati in strada a 
svolgere compiti di polizia. Oggi si trova di fronte un emendamento 
che addirittura sospende per un anno i processi penali e ordina ai 
magistrati come devono muoversi di fronte ai reati, una norma 
straordinaria inserita come "correzione" in un decreto che parla di 
tutt'altro.
Che c'entra la sospensione dei processi con la sicurezza? Qual è il 
carattere di urgenza, davanti ai cittadini? L'unica urgenza - come 
l'unica sicurezza - è quella privatissima e inconfessabile del 
premier. Una stortura che diventa un abuso, e anche una sfida al Capo 
dello Stato, che non potrà accettarla. Come non può accettarla il 
Partito Democratico, che ieri con Veltroni ha accolto la proposta di 
Scalfari: il dialogo sulle riforme non può continuare davanti a questi 
"strappi" della destra, perché non si può parlare di regole con chi le 
calpesta.
Nello stesso momento, mentre blocca i magistrati e ferma il suo 
processo, Berlusconi interviene anche sulla libertà di cronaca. Il 
disegno di legge sulle intercettazioni presentato ieri dal governo, 
infatti, non impedisce solo la pubblicazione delle intercettazioni 
telefoniche, con pene fino a 3 anni (e sospensione dalla professione) 
per il cronista autore dell'articolo e fino a 400 mila euro per 
l'editore. Le nuove norme vietano all'articolo 2 la pubblicazione 
"anche parziale o per riassunto" degli atti delle indagini preliminari 
"anche se non sussiste più il segreto", fino all'inizio del 
dibattimento.
Questo significa il silenzio su qualsiasi notizia di inchiesta 
giudiziaria, arresto, interrogatorio, dichiarazione di parte offesa, 
argomenti delle difese, conclusioni delle indagini preliminari, 
richiesta di rinvio a giudizio. Tutto l'iter investigativo e 
istruttorio che precede l'ordinanza del giudice dell'udienza 
preliminare è ora coperto dal silenzio, anche se è un iter che nella 
lentezza giudiziaria italiana può durare quattro-sei anni, in qualche 
caso dieci. In questo spazio muto e segreto, c'è ora l'obbligo 
(articolo 12) di "informare l'autorità ecclesiastica" quando 
l'indagato è un religioso cattolico, mentre se è un Vescovo si 
informerà direttamente il Cardinale Segretario di Stato del Vaticano, 
con un inedito privilegio per il Capo del governo di uno Stato 
straniero, e per i cittadini-sacerdoti, più cittadini degli altri.
Se il diritto di cronaca è mutilato, il diritto del cittadino a sapere 
e a conoscere è fortemente limitato. Con questa norma, non avremmo 
saputo niente dello spionaggio Telecom, del sequestro di Abu Omar, 
della scalata all'Antonveneta, della scalata Unipol alla Bnl, del 
default Parmalat, della vicenda Moggi, della subalternità di Saccà a 
Berlusconi, dei "pizzini" di Provenzano, della disinformazione 
organizzata da Pollari e Pompa, e infine degli orrori della clinica 
Santa Rita di Milano. Ma non c'è solo l'ossessione privata di 
Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti (alcuni).
C'è anche il tentativo scientifico di impedire la formazione di quel 
soggetto cruciale di ogni moderna democrazia che è la pubblica 
opinione, un'opinione consapevole proprio in quanto informata, e 
influente perché organizzata come attore cosciente della moderna 
agorà. No alla pubblica opinione (che non sappia, che non conosca) a 
favore di opinioni private, meglio se disorientate e spaventate, 
chiuse in orizzonti biografici e in paure separate, convinte che non 
esista più un'azione pubblica efficace, una risposta collettiva a 
problemi individuali.
A questo insieme di individui - di cui certo fanno parte anche gli 
sconfitti della globalizzazione, la nuova plebe della modernità - il 
populismo berlusconiano chiede solo una vibrazione di consenso, 
un'adesione a politiche simboliche, una partecipazione di stati 
d'animo, che si risolve nella delega. La cifra che lega il tutto è 
l'emergenza, intesa come orizzonte delle paure e fine del conformismo, 
del politicamente corretto, delle regole e degli equilibri 
istituzionali.
Conta decidere (non importa come), agire (non conta con che 
efficacia), trasformare l'eccezione in norma. Il governo, a ben 
guardare, non sta militarizzando le strade o le discariche, ma le sue 
decisioni e la sua politica. Meglio, sta militarizzando il senso 
comune degli italiani, forzandolo in un contesto emergenziale 
continuo, con l'esecutivo trasformato per conseguenza da organo 
ordinario in straordinario, che opera in uno stato d'eccezione 
perenne. Così Silvio Berlusconi può permettersi di venire allo 
scoperto in serata, scrivendo in una lettera a Schifani che la norma 
blocca-processi "è a favore di tutta la collettività", anche se si 
applica "a uno tra i molti fantasiosi processi che magistrati di 
estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta 
politica".
È il preannuncio di una ricusazione, in una giornata come questa, 
vergognosa per la democrazia, con il premier imputato che rifiuta il 
suo giudice mentre ne blocca l'azione. A dimostrazione che Berlusconi 
è pronto a tutto. Dovremmo prepararci al peggio: se non fosse che il 
peggio, probabilmente, lo stiamo già vivendo.

la Repubblica
17 giugno 2008
postato da tortora alle ore 11:02 | link | commenti (2)
categorie: segnalazioni, politica, personaggi, informazione, potere, partiti, piccolaitalia
martedì, 10 giugno 2008

Sapevamo di prescrizioni mediche inutili: visite specialistiche, accertamenti diagnostici, farmaci, terapie riabilitative … Sapevamo anche di ricoveri superflui. Ma quel che è venuto fuori con l’indagine sulla Clinica degli orrori di Milano, supera ogni possibile decenza.
Ecco che cosa succede quando un bene personale fondamentale, come la salute, viene “gestito” - da chi deve provvedervi - in base al criterio del profitto. Ora, insomma, anche gl’interventi chirurgici inutili.
Asportazioni di polmoni e di mammelle con false diagnosi di cancro. Inutili interventi, con inevitabile esito fatale, a malati terminali inoperabili. La morte decisa a tavolino. Per far soldi. Con la protezione - e  la garanzia - di S. Rita, Patrona dei casi disperati!
Ed erano in molti a saperlo.
Che schifo!
postato da tortora alle ore 18:45 | link | commenti (6)
categorie: potere, vitamorte, piccolaitalia

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