Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
venerdì, 18 luglio 2008

Meno male!

SB ha riportato la pulizia a Napoli.
E così ha riportato Napoli alla civiltà.
Ed è orgoglioso d'aver fatto questo miracolo in soli 58 giorni.
Neanche S. Gennaro avrebbe potuto far meglio.

E chi vede ancora spazzatura per le strade ....
specialmente alla periferia cittadina ...
beh! vada a farsi curare.
Si tratta di una grave sindrome allucinatoria.

Insomma, "meno male che Silvio c'è".




In appendice:

La Repubblica
18 luglio 2008
"Pochi leader europei, io meglio di Sarkozy"
Alberto D'Argenio -

Ufficialmente a Londra, Parigi e Berlino le bocche rimangono cucite. Ma dietro le quinte sono ironiche le reazioni alle parole di Berlusconi sulla "mancanza di leadership" in un´Europa dominata dai Sarkozy, Merkel, Zapatero e Brown.

Il Cavaliere le ha pronunciate ieri a Roma, ma il copyright, rigorosamente suo, risale al vertice europeo dello scorso mese a Bruxelles. "Siamo talmente esperti da non prendere sul serio le sue esternazioni", è il leit motiv di giornata.
Alla presentazione della Fondazione Medidea il presidente del Consiglio ha ripetuto che "i vari Chirac, Blair, Putin, Schroeder e Aznar sono andati via e i nuovi non sono ancora ‘impratichiti´ dei problemi internazionali. In Europa manca leadership». Parole che nessuno ha particolarmente gradito. E a Bruxelles qualcuno si sbilancia. E´ il caso di un diplomatico francese che sorridendo ricorda come il suo presidente, Nicolas Sarkozy, proprio all´indomani della prima uscita del Cavaliere aveva ironicamente detto: "Scopro solo ora che Berlusconi e Chirac erano così amici". Un riferimento al rapporto non proprio idilliaco tra i due. Per il resto telefonare all´Eliseo per un commento su frasi simili è inutile.
Stesso discorso per Downing Street e Cancelleria di Berlino, anche se un alto esponente politico della Cdu - la formazione di Angela Merkel affiliata a Forza Italia tramite il Partito popolare europeo - dice: "Beh, di esperienza noi ne abbiamo e proprio per questo non prendiamo sul serio tutto quello che dice Berlusconi". Concetto chiaro per chi ha le spalle coperte dalla Merkel, protagonista indiscussa della Ue in grado di chiudere i negoziati più difficili degli ultimi due anni.
Ultimamente Berlusconi ama anche definirsi decano dei vertici europei, come ha ribadito ieri: "Ormai sono la memoria storica». Peccato, confessa un navigato diplomatico belga, che "i leader Ue attribuiscano il ruolo di decano al premier lussemburghese Jean Claude Juncker, presente ai summit dei 27 da 13 anni".
Ma tutti si rifiutano di reagire al Berlusconi che, incontrando il premier libico a Roma, dice di essere riuscito dove Sarkozy ha fallito, ovvero portare il governo di Tripoli in un paese europeo mentre Gheddafi domenica scorsa ha disertato il vertice Euromediterraneo di Parigi. Sarebbe troppo facile fare ironie, dicono gli addetti ai lavori, basti pensare che Sarkozy (che Gheddafi lo ha ricevuto a dicembre) ha riunito 40 leader delle due sponte del "mare nostrum", compreso l´israeliano Olmert e il siriano Assad, rappresentanti di due paesi formalmente in guerra dal 1948.
A questo punto a parlare sono solo gli italiani. Per Massimo D´Alema Berlusconi è in preda a un «delirio di onnipotenza», mentre per lo "sconcertato" Piero Fassino "non guasterebbe un po´ di umiltà da chi confonde il Consiglio europeo con il Consiglio d´Europa".

la Repubblica
18 luglio 2008, pagina 1  
"E il Cavaliere disse Io, meglio di Sarkò"
Filippo Ceccarelli

Ha fatto in tempo a scrivere Indro Montanelli che Berlusconi «pensa di essere un incrocio tra de Gaulle e Curchill, e il guaio è che ci crede». Sempre più, evidentemente, come dimostra l' affermazione di superiorità su Sarkozy.Nel marzo scorso il Cavaliere ha rivelato che i grandi della terra, dei quali egli è amico, «mi hanno chiesto di assumerli nel momento in cui - beninteso - abbandonassero la politica». C' è da dire che questo suo indubbio complesso di superiorità ha in qualche modo anche dei riscontri, essendo stati ad esempio George Bush e l' ex premier giapponese Koizumi già invitati alla non ancora istituita «università del pensiero liberale» di cui dovrebbe occuparsi, forse, la bionda deputatessa Laura Ravetto. Si vedrà. Ma intanto vale la pena di notare che la «berlusconata», variopinto genere megalo-scenico-diplomatico, prescinde di solito dai suoi effettivi risultati sulla realtà, ma vive di vita propria e a tal punto conquista l' attenzione e accende l' immaginario da rendere il presidente italiano uno dei più straordinari e accreditati gag-man del potere planetario. Il fecondo esordio internazionale di Berlusconi, come si ricorderà, fu inaugurato durante un G7 alla Reggia di Caserta nel lontano luglio del 1994. Allorché, preso atto che a causa del luogo e dell' ospitalità «le signore avevano preso un' aria romantica», rivolgendosi ai padroni del mondo di genere maschile il Cavaliere se ne uscì con l' indimenticabile avvertenza: «Attenzione, che questa notte aumentiamo la prole». Questo per il primo ciclo di governo. Nel secondo giro, 2001-2006, assai più ricco, si stagliano nella memoria le corna di Caceres, pare generate da un gruppo di boy scout, ma pur sempre effettuate durante una caratteristica foto di famiglia; poi le prime confidenze su Veronica e Cacciari dinanzi all' ignaro e sbalordito premier danese Rasmussen («You don' t know the history - tentò di rassicurarlo Berlusconi nel suo inglese maccheronico - I' ll tell after»); e quindi la trionfale passeggiata che il presidente italiano ebbe l' ardore di compiere in Sardegna con Tony e Cherie Blair indossando una bandana sul suo provatissimo cuoio capelluto. A Tony Blair, in ogni caso, il Cavaliere risulta aver donato in un breve lasso di tempo la bellezza di 18 (diciotto) anche costosi orologi da polso (che nel dicembre scorso furono messi all' asta da Gordon Brown). Spesso infatti la bravata berlusconiana rincorre la logica compulsiva del numero che, come il comando, si auto-accresce. Eppure il dono originale, vistoso, prezioso e iper-personalizzato ai Capi di Stato risponde anche a una filosofia o a una strategia secondo cui le relazioni tra i Grandi devono essere per ciò stesso improntate ad affetto e amicizia; così come il clima degli appuntamenti diplomatici deve caratterizzarsi per il massimo di calore e spontaneità. Questa deriva intimistica ebbe un certo rilievo nel corso di un vertice europeo che si era incagliato sulla Costituzione. «Parliamo di calcio e di donne» propose Berlusconi; e quindi, rivolto a Schroeder: «Tu per esempio, Gerhardt, che hai avuto quattro mogli, cosa ci puoi dire delle donne?». Prestigiatore del gesto, della scenetta, della barzelletta e del virgolettato, nel corso del tempo, in nome e per la gloria della gag il Cavaliere ha travolto e oltrepassato il concetto stesso di gaffe, collocandosi in una dimensione della vita pubblica che il giornalista di Time Jeff Israely ha di recente sintetizzato nella formula: nobody can call him boring. Tutto insomma si può dire di Berlusconi, meno che sia noioso. In Turchia, al matrimonio del figlio del premier Erdogan, non ha saputo resistere alla tentazione del baciamano alla sposa, che da quelle parti equivale a un terribile sconcezza. A Madrid, matrimonio Agag-Aznar, ha cantato con Julio Iglesias. In Arabia Saudita ha fatto sapere ai quattro venti di essersi intossicato a un banchetto ufficiale, «dopo Riad - spiegava - solo riso in bianco». In Ungheria, dove peraltro sul tema della differenza tra Tokai italiano e magiaro si è diffuso con un allegro e grossolano doppio senso, ha suggerito ammiccante ai giornalisti italiani di farsi dare «qualche buon indirizzo» dal locale premier, suo buon amico e ammiratore. A Hugo Chavez, d' altra parte, dopo uno dei consueti pranzi «tricolori» a Palazzo Chigi ha passato il suo telefonino facendo l' occhietto, e dall' altra parte c' era Aida Yespica. Mentre con la Finlandia, quando ha raccontato di aver «dovuto usare tutte le mie arti da play-boy» per convincere la presidente Tarja Halonen a mollare all' Italia la sede dell' agenzia europea per il cibo, si è sfiorata la crisi diplomatica (fu convocato l' ambasciatore italiano). Certo è ben strano il mondo visto da Arcore, La Certosa o Palazzo Grazioli. Come se al dunque il metro di misura e l' impegno morale della politica estera italiana e quindi berlusconiana si condensassero nello sforzo anche competitivo di determinare nei suoi illustri interlocutori il sentimento della meraviglia spettacolare. In questo senso solo un paio di leader paiono esser riusciti per ora ad anticiparlo e a coglierlo in castagna. Uno è Gheddafi che sotto la tenda nel deserto, a sorpresa, gli schiaffò in mano un vecchio e pesantissimo moschetto. L' altro è Putin che fra litri di vodka, cavallini nani e colazioni a quaranta gradi sottozero trova spesso il modo di farsi ripagare una serata del Bagaglino. Anche se il vero e più temerario anti gag men del berlusconismo applicato si rivelò nel marzo del 2004 il primo ministro del Lussemburgo Jean Claude Junker che davanti alle telecamere, visto il Cavaliere tutto concentrato a leggersi un documento con i suoi occhialetti, passandogli alle spalle gli fece toc-toc e poi ancora toc-toc-toc sulla pelata. E lo sguardo incredulo e smarrito di Berlusconi, quella volta, significava insieme lesa maestà, ma anche chi la fa l' aspetti nel regno sempre più irreale degli spettacoli politici.

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domenica, 13 luglio 2008

Dalle stelle ...

«Tutti noi siamo chiamati a una grande sfida. C'è uno scenario nuovo e irripetibile. Abbiamo la possibilità di far rinascere il Paese». Così Emma Marcegaglia, nuovo presidente di Confindustria, all'Assemblea Annuale 2008 tenutasi qualche mese fa.
Grande fiducia nel neonato governo Berlusconi. Toni addirittura entusiastici. Perché si sa, in Confindustria ogni imprenditore ha un vantaggio di posizione. Anche se sta al governo.
«In Italia si è creata una situazione favorevole al cambiamento», ha aggiunto. Il nuovo governo, sostenuto da una forte maggioranza parlamentare, ha posto le condizioni per un clima migliore. «Un clima di minore contrapposizione e di rispetto reciproco fra maggioranza e opposizione». Un clima, insomma,  per fronteggiare al meglio la crisi economica.
Per Confindustria dunque la strada intrapresa dal governo era quella giusta: «Voglio dire con chiarezza che l'approvazione, ieri, del decreto per la detassazione degli straordinari e dei premi variabili è un segnale importante. E' una misura che Confindustria pone da tempo».
Un buon segno, dunque. Tale da lasciar prevedere larghe intese e felici convergenze tra industriali e governo. Ampia e feconda collaborazione tra governo e Confindustria.

Questo discorso ufficiale d'insediamento della neo-presidente è stato molto gradito dall'assemblea dei soci. I quali hanno manifestato la loro approvazione con ben due minuti di applausi.
Nel suo breve intervento di saluto, poi, Berlusconi non è stato meno caldo nei toni. S'è subito sintonizzato con la platea e con la sua giovane Presidente. Ha detto senza fronzoli di  «aver molto apprezzato il discorso della relatrice», e poi, a proposito dei punti elencati in dettaglio in quel discorso, che indicavano che cosa gl'industriali s'aspettavano dal governo, s'è spinto addirittura ad affermare  di quel discorso:  «posso dire che potrebbe essere, anzi sarà, il nostro programma di governo».

Nei due mesi successivi, contro ogni ottimistica previsione, la situazione economica è andata progressivamente a rotoli. Con danni per cittadini e anche per imprenditori. E il governo?
Il governo pagava il suo scotto alla Lega con l'impegno per l'attuazione del pacchetto sicurezza e tentava di accreditare la sua efficienza avanzando a muso duro sulla questione rifiuti in Campania. Ma soprattutto bloccava ogni altra iniziativa parlamentare per far approvare un provvedimento legislativo, quale che fosse, che, in un modo o nell'altro, sottraesse il cittadino Berlusconi ad un processo ormai prossimo alla sentenza. Un processo in cui il cittadino Berlusconi, capo del governo in carica, è imputato - nientemeno! - per corruzione di magistrati a fini d'interesse privato.
Una questione, questa, che ha mandato in malora anche quel clima di collaborazione governo-opposizione che secondo la neo-presidente di Confindustria costituiva quello «scenario nuovo e irripetibile» che avrebbe favorito «la possibilità di far rinascere il Paese».
Insomma  ha davvero sbagliato tutto, la Marcegaglia. Non solo ha riposto incautamente fiducia in un politico totalmente inaffidabile, ma ha delineato previsioni non certo all'altezza del suo prestigioso incarico.

Commentando la crociata di Tremonti - che va facendo il Robin Hood contro speculazioni di banche e petrolieri, contro le quali intende adottare provvedimenti che fatalmente ricadranno su utenti e consumatori - Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di oggi su Repubblica, proprio in chiusura commenta: «Questa storia della speculazione peste del secolo è un modo come un altro di suscitare un nemico esterno immaginario e distrarre l'attenzione da realtà assai più rilevanti e preoccupanti. Così il governo affronterà un durissimo autunno». E - a proposito degli inopportuni entusiasmi espressi da Confindustria qualche mese fa - nota: «Ora anche la Marcegaglia è "estremamente preoccupata" dal calo di produzione industriale dello scorso maggio e di quanto ancora si prevede per giugno e per i mesi successivi». E poi, rivolgendosi direttamente alla dolce Emma, domanda: «Ma non lo sapeva, non lo prevedeva, non era nei segnali delle sue antenne, gentile presidente di Confindustria? Il clima era buono fino a un paio di settimane fa, diceva lei. Dunque una brutta sorpresa, un fulmine a ciel sereno?». Quindi le raccomanda: «Stia più attenta, signora Marcegaglia: questa è roba seria e non ci si può impunemente distrarre.»
postato da tortora alle ore 20:34 | link | commenti (2)
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giovedì, 10 luglio 2008

A good idea.

Il problema dei rifiuti accomuna tutte le grandi città del mondo. E non è male andare a vedere, ogni tanto, quel che si fa in altre aree della terra. Magari per tesaurizzare un'esperienza. O per raccogliere una buona idea.
Negli Stati Uniti sono all'esame del «Presidential Memorial Committee» dodicimila firme raccolte perché sia riconosciuto a tutti gli abitanti di S. Francisco - dico: S. Francisco! - il diritto di dare il nome alla discarica della propria città, e di darlo a novembre, in occasione delle elezioni per il nuovo inquilino della Casa Bianca.
Ma non è questa la buona idea. Per carità: in questo noi Campani non abbiamo niente da invidiare agli abitanti di S. Francisco. Le discariche della nostra regione, fatte pochissime eccezioni, hanno tutte dei nomi non dico bellissimi, ma molto interessanti: altamente evocativi di ricordi, storie, leggende.
L'idea buona è di intitolare la discarica al Presidente uscente. Si potrà - certo! - discutere sull'opportunità delle motivazioni: «È un luogo che lo rappresenta» - dicono di George Bush i proponenti. I quali aggiungono: «Ci vorranno anni per rimediare ai danni che ha fatto, proprio come per le discariche».
Ma l'idea è veramente buona. Da riprendere.
Pensavo ad esempio alle tante nuove discariche che si faranno in Campania.
Non sarebbe male che almeno una portasse il nome di chi le discariche volle, decisamente volle, fortissimamente volle. Magari la sola sigla delle iniziali.
E poiché anche le discariche, come le vittorie, hanno molti padri, si potrebbe intitolarne qualcuna ai tre attuali protagonisti dell'emergenza rifiuti: " Discarica B-B-B".
Non male!
postato da tortora alle ore 10:02 | link | commenti (1)
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martedì, 08 luglio 2008

Statisti

Ecco come si comporta un grande statista.

1. Politica internazionale. Anzitutto, autonomia di giudizio.
L'occidente è contro il regime insediatosi nello Zinbabwe. Nella recente consultazione elettorale, Mugabe ha barato sotto gli occhi degli osservatori internazionali. Elezioni truccate. Consenso forzato. E opposizione perseguitata. Il governo - insomma - non esprime il vero orientamento popolare.
E sono in molti quindi, tra i big del G8, a volere che Mugabe vada via. Non solo Angela Merkel e Gordon Brown, ma anche G.W. Bush, che, quando si parla di elezioni vinte col trucco, sa bene di che cosa si tratta.
Dunque, l'orientamento è: "altro che aiuti ... sanzioni piuttosto!". Un orientamento che naturalmente ha sollevato qualche perplessità.
Ebbene ...  quale "statista" occidentale s'è opposto con voto palese alla "punizione" del dittatore? Chi insomma ha proposto che col dittatore bisogna "trattare"? L'unico che ha maturato una propria vera autonomia di giudizio contro gli atteggiamenti persecutori e forcaioli. In fin dei conti, Mugabe ha vinto comunque le elezioni e - checché se ne dica - è diventato capo del governo col consenso popolare. Nessuno può arrogarsi il diritto di mettersi contro la volontà del popolo sovrano. E così Silvio Berlusconi ha impartito a tutti una lezione di vera democrazia.

2. Politica internazionale. Unità d'intenti coi leaders della politica mondiale.
In una splendida intervista televisiva, alla domanda di un giornalista impertinente, SB ha detto che sì, gli piacerebbe andare ai giochi olimpici in Cina. Ma in questo momento non può dir nulla di definitivo. Deve prima vedere che cosa decidono in merito G. W. Bush e N. Sarkozy. E così abbiamo saputo che le decisioni del nostro premier, eletto dal popolo italiano, dipendono non solo dalle ragioni politiche di un Bush oggi scadente più che mai (dunque non solo perché si trova ... a scadenza di mandato), ma anche da quelle di un Sarkozy discutibile, discusso, e - in patria - in calo di consensi. 
Peraltro a fronte di tanta attenzione di Berlusconi per l'amico George non pare corrisponda altrettanta attenzione di Bush per il nostro Capo del Governo, e neppure troppa stima per il nostro Paese. Nella cartella stampa distribuita dalla Casa Bianca ai giornalisti che accompagnano Bush al G8, di Berlusconi si dice - chiatto chiatto -: «Il premier italiano Silvio Berlusconi è stato uno dei più  controversi leader nella storia di un paese conosciuto per la corruzione e i vizi dei suoi governi. Berlusconi è un uomo d'affari con massicce proprietà e grande influenza nei media, che è considerato da molti un dilettante in politica e ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui mezzi di comunicazione italiani».
Un sussulto di sincerità, insomma. Di verità. Sia pure affidato alle carte. Ma - data la circostanza ufficiale - si tratterebbe anche di uno sgarbo che avrebbe imposto magari - che so? - un abbandono sdegnato, da parte del nostro "lider maximo", dei lavori del G8. Uno sgarbo che in altri tempi avrebbe prodotto seri danni ai rapporti internazionali. E che invece s'è chiuso con una  richiesta di scuse prontamente soddisfatta. E così SB aspetta fiducioso che Bush gli dica se andare o no alle Olimpiadi. Non è il caso che l'amico George si dispiaccia per una sua scelta difforme.
E sì, SB ha vinto comunque le elezioni e - checché se ne dica - è diventato capo del governo col consenso popolare. E dunque, se dice: vediamo cosa fanno gli altri ...  vediamo che cosa dice Bush,  ... e vediamo pure che cosa decide  Sarkozy ... nessuno può mettere in questione questo orientamento. Neppure il popolo sovrano.

3. Politica interna. Coesione della coalizione di governo.
È un po' che Bossi sta dicendo che SB sta sbagliando. Che 'sta fissa dei giudici politicizzati a cui si deve dare una severa lezione, sta paralizzando tutto. Che, per star dietro ai tanti, tantissimi suoi processi, l'amico Silvio sta gettando a mare le riforme di cui l'Italia ha davvero bisogno. Naturalmente Bossi pensa a una sola cosa, alla sola grande riforma: il federalismo. E così si è spinto persino a dire che se Silvio non vuol più dialogare con l'opposizione, è meglio che si faccia da parte. Dialogherà lui con Veltroni e Co. A nome del governo, s'intende! Basta che la smetta di tenere tutto fermo.
Naturalmente Bossi interpreta e esprime l'insoddisfazione che serpeggia nel popolo leghista. Ed anche il disagio che circola nella stessa compagine di governo. Ma il premier, dall'estremo Oriente - quindi osservando le cose col distacco e l'oggettività che la distanza fisica da Roma impone - ha replicato che no, va tutto bene. La squadra di governo è coesa e solidale, e Bossi - si sa - ogni tanto ama scherzare. Un burlone, insomma.
Non so come la cosa sia stata presa da Bossi e dal popolo leghista. Sta di fatto che Il Silvio nazionale dà continua esca alle battute iperboliche del suo sodale di governo. L'ultima sono le telefonate "hard" che il premier ha fatto alle sue amichette: quelle dentro e quelle fuori del governo. Per le quali Bossi ha commentato che sì, forse Berlusconi sarà pure un po' perseguitato, ma - e qui riporto le parole che si trovano oggi sui giornali - «è un po' coglione per come parla di certe cose al telefono». Dunque Bossi non fa il moralista, ma considera Berlusconi un coglione - proprio questo è il termine - per essersi fatto sgamare.
Bel governo, non c'è che dire! Con un Ministro delle Riforme "burlone", a giudizio del Capo del governo. E con un Capo del Governo "coglione", a giudizio del Ministro delle Riforme. Più coeso di così ...
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sabato, 05 luglio 2008

Promesse

Ho da poco terminato l'ascolto del TG2.
Nei titoli:
«I meteorologi promettono una tregua dell'afa per la prossima settimana».
Credevo d'aver sentito male. E allora ho chiesto ai miei familiari.
Per una conferma o una smentita.
Ebbene sì. Il giornalista ha detto proprio: «promettono». Non: «prevedono».
E dunque subito mi sono messo in allerta.
Che cosa dovremo mai fare, noi che boccheggiamo col respiro affannoso, per meritare questa tregua del caldo afoso?
Lasciar lavorare il nostro premier, SB, senza crear casini, magari con manifestazioni di piazza, sul pacchetto-sicurezza e/o sulla proposta relativa alle intercettazioni, e/o sulla agognata norma blocca-processi?
Intraprendere immantinenti - secondo i desideri del Papa - una lotta senza quartiere all'abominevole edonismo e all'aborrito relativismo in difesa dei valori eterni della tradizione cattolica?
O che altro?
Chi ha lumi, parli. Per favore.
postato da tortora alle ore 14:12 | link | commenti (3)
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martedì, 01 luglio 2008

Pessimo investimento

Quando la Chiesa fa politica, è capace di voltar pagina in un batter d'occhio.
È capace di strategie di lunga durata, come di repentini  mutamenti tattici. Specialmente per le questioni italiane. Qui la sua voce - caso unico nel mondo -  gode di un immeritato favore e di un ingiustificato credito. A testimonianza - fatta naturalmente qualche piccola eccezione - della minorità intellettuale e morale e della servitù volontaria della classe politica e degli organi d'informazione del nostro paese.
All'uscita di scena del precedente governo, Prodi ebbe a dire, senza troppi veli, che non era stato Berlusconi a far cadere il suo esecutivo. Tanto meno l'improvvida quanto rapida e insensata iniziativa di Mastella. Il suo governo era stato battuto dal lento, continuo e paziente lavoro erosivo della Conferenza Episcopale Italiana, e in particolare dall'azione costantemente antigovernativa del card. Ruini.
Non aveva torto. Temendo la politica a favore dei diritti civili della persona, verso cui s'andava concentrando l'attenzione, e rivendicando piuttosto, con la sua invariabile retorica, l'urgenza dei diritti della famiglia, "Eminens" non aveva esitato  a sollecitare e - perché no? - a sostenere il cambio di governo e a benedire la nascita dell'esecutivo di destra.
Un cattivo investimento. La forza attraverso cui, prima del cambio di scena,  egli contava di esercitare influenze e pressioni sull'attività di governo, doveva essere quel fantomatico Centro - guidato da personaggi di sicuro affidamento quali Casini e Buttiglione - che, secondo le aspettative sue e del suo fedele successore, il cardinal Bagnasco, doveva raccogliere tutti i cattolici benpensanti e moderati in una sorta di nuova "Democrazia cristiana". Cosa che non è avvenuta. Il travaso di consensi, da sinistra ma soprattutto da destra, non c'è stato. E le chiavi dell'Italia sono state consegnate al vero padrone del vapore che, addomesticato finalmente Fini, con prestigioso incarico istituzionale, la sua politica la fa con la Lega. La quale, a sua volta, ha subito messo sul tavolo la questione "immigrati", diventata nientemeno, col casino che ha sollevato, la vera questione nazionale. Quella a cui dedicare l'assoluta priorità ed ogni possibile attenzione. Come se la Camorra, la 'Ndrangheta e la Mafia non stringessero più l'Italia nel loro abbraccio mortifero.
Sicché,  dopo l'entusiastico benvenuto al nuovo governo, accortesi dell'errore di valutazione, la Cei  del proteiforme Bagnasco, e tutta la curia Vaticana, ormai spiazzate dalla politica di scarsa "accoglienza", se non di ostilità, verso gl'immigrati, hanno espresso le loro note critiche al «pacchetto-sicurezza» ed hanno allertato la stampa cattolica a prendere posizione contro le ormai prossime  pratiche discriminatorie. La Cei, infatti, con solenne dichiarazione, ha bollato come espressione di xenofobia e discriminazione il progetto - targato Maroni - di prendere le impronte digitali ai bambini Rom. E «Famiglia Cristiana», con un intervento di fuoco, proprio ieri ha gridato allo scandalo: il progetto trova il sostegno persino dei ministri cattolicissimi del governo del Cavaliere, Carlo Giovanardi e Gianfranco Rotondi! I quali naturalmente, raccogliendo l'insegnamento del loro mentore - che si difende attaccando -, hanno replicato, sdegnati, che la rivista non ha diritto alcuno di giudicare: perché ormai non ha nulla a che fare né con la "famiglia", né col "cristianesimo".
Ma che cosa s'aspettavano queste gerarchie ecclesiastiche tanto politicamente miopi? Hanno espresso il loro favore alla nuova compagine di governo in base a interessi da bottegai. E ormai la frittata è fatta.
Rimorso? Troppo tardi, purtroppo. Maroni non arretra, l'ha detto. E neppure Berlusconi. Su tutti i fronti. Pure su quello dei bambini Rom.
postato da tortora alle ore 15:02 | link | commenti (2)
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