Mondo liquido

Della fragilità dei rapporti.
Degli opposti desideri.
martedì, 30 settembre 2008

Grandi vecchi

Paul Anthony Samuelson è uno dei grandi vecchi di cui bisogna augurarsi che campino a lungo nelle attuali condizioni di lucidità intellettuale.
Economista, allievo del famoso Joseph Schumpeter, già nel 1947 vincitore della prestigiosa «John Bates Clark Medal», poi vincitore del «Premio Nobel per l'economia», segue sempre con notevole attenzione  critica ciò che avviene sullo scenario mondiale. Spesso guarda cose persone ed eventi con occhio ironico; famosa la sua battuta: Gli economisti hanno correttamente previsto nove tra le ultime cinque recessioni.
Intervistato sull'attuale situazione economico-finanziaria degli Stati Uniti, ha rilasciato dichiarazioni contrassegnate dall'acutezza dalla competenza e dalla saggezza  proprie solo di chi possiede grande esperienza, grande cultura e grande libertà di giudizio.

Ecco il testo dell'intervista. Utile anche per una riflessione critica sulla presente situazione economico-politico italiana. E occhio alla frecciatina finale.


Samuelson: lo stesso copione del '29
di Eugenio Occorsio
La Repubblica
Martedì 30 Settembre 2008

Bush verrà ricordato nei libri di storia come il peggior presidente degli ultimi 200 anni. La responsabilità di quanto sta accadendo ricade interamente su di lui, e sui suoi otto anni di deregulation esasperate e selvagge. Ora probabilmente è tardi per cercare rimedio.

È decisa come non mai la voce di Paul Samuelson, classe 1915, Nobel nel 1970, consigliere di Kennedy, padre nobile di tutti gli economisti liberal del pianeta. Gli telefoniamo a casa temendo di disturbare, e rispondono risentiti: Perché lo cercate qui? E´ all´università.
Nell´ufficio del Mit che occupa dal 1940 ci risponde al primo squillo. La seconda Grande Depressione della sua vita gli ha fatto riacquistare la grinta.

Quali sono le differenze fra allora ed oggi?
Differenze? Il percorso che ci ha portato a questo punto è esattamente lo stesso, una ricetta diabolica di avidità, indebitamento, speculazione, laissez-faire, e soprattutto un´infinita incoscienza. E ora come allora l´America porterà la croce di aver trascinato nella crisi il mondo intero. Me li ricordo perfettamente quegli anni, la crisi che non finiva e il presidente Herbert Hoover e il ministro del Tesoro, Andrew Mellon, che non alzavano un dito. Il miliardario e il banchiere, proprio come adesso.

Ora però cercano di intervenire...
Quando il mandato sta per scadere, dopo aver avallato ogni tipo di appropriazione, debita e indebita, per tutti questi anni? Guardi, a parte che il piano non è dell´amministrazione ma della Fed, l´unica cosa che mi fa sperare è la prossimità delle elezioni, e la probabilità che i democratici avranno la maggioranza in tutto il Congresso. E saranno in grado di evitare vergognose sceneggiate come quella cui assistiamo intorno all´unico progetto che potrebbe aiutare almeno un po´, contro il quale si è scatenata una pattuglia di oltranzisti repubblicani ancora convinti, con tutto quello che sta accadendo, che è un peccato mortale turbare i meccanismi del mercato.

Il Congresso sarà democratico, ma il presidente?
Queste vicende aumentano le chance di Obama, ma in America c´è ancora un forte razzismo che potrebbe addirittura essere decisivo. Per fortuna dall´altra parte c´è un candidato come McCain con una vice che è almost a joke, una barzelletta.

Sarah Pallin?
Voi italiani sapete benissimo di cosa sto parlando. Non avete un Parlamento pieno di soubrette?.
postato da tortora alle ore 19:22 | link | commenti (1)
categorie: politica, personaggi, storia, potere, partiti, vitamoderna
lunedì, 29 settembre 2008

Legalità

Mi viene sempre da sorridere quando sento di iniziative "per la legalità".
Con amarezza. Pur compiacendomi degli sforzi dei promotori.
C'è qualcosa che non mi torna. Come se l'illegalità fosse la norma e la legalità costituisse la pregevole eccezione. Un'eccezione dunque da ricercare, favorire, sostenere, diffondere.
E da premiare. Finche non diventi la condizione comunemente accettata. Regola di vita associata.
Sì, c'è qualcosa che non torna.
postato da tortora alle ore 10:13 | link | commenti (4)
categorie:
giovedì, 18 settembre 2008

Buona nuova.

Avevo deciso di farlo morire, questo blog. I tempi sono tristi e gli entusiasmi sono al di sotto dello zero. Non c’è niente, di quel che sta avvenendo in Italia, che mi stia piacendo, ma non ho voglia di parlarne. Sto molto incazzato, ma preferisco tacere. In queste condizioni la passione prevale sulla ragione: lo sdegno soffoca ogni conato di riflessione discorsiva.
E tuttavia sono ancora qui. Per segnalare una cosa che ha ridestato la mia fiducia.
Su Repubblica di ieri ho letto una bella notizia. Anzi una piccola serie di belle notizie.
La Chiesa è in allarme per il calo delle donazioni dell’ottopermille: i donatori son passati da quasi il 90% all’86%. Per il prossimo anno si prevede una perdita d’introiti di circa 35 milioni di euro. Sono gli stessi vescovi della Cei a mettere nero su bianco la loro preoccupazione, anche se si sono affrettati poi a specificare che il calo – tuttavia – non è preoccupante.
Ma le ragioni di turbamento sono ben consistenti, dal momento che il calo si registra anche nelle donazioni “deducibili” a favore del clero: che son passate da 21 a 17 milioni di euro. E che la Cei sia seriamente impensierita lo si deduce - per via indiretta - anche dal fatto che ha in progetto di rinnovare, intensificare e rendere più coinvolgenti le campagne pubblicitarie a favore delle donazioni.
Tuttavia, la cosa più importante è un’altra. Pare che i Vescovi abbiano percepito che il calo sia da mettere in relazione con la sistematica ingerenza della gerarchia ecclesiastica nella vita politico-sociale italiana. Del resto «in quattro anni l’indice di fiducia degli italiani nella Chiesa – secondo i sondaggi Eurispes – è sceso di venti punti. Dal 68% del 2004 al 49% del 2008».
Insomma c’è qualche segnale di risveglio nel popolo di Dio. E d’insofferenza. L’ingerenza ecclesiastica nella vita - privata e pubblica - degli italiani ha assunto forme sgadevoli e talvolta anche odiose.
E a dire il vero, anche nella “vita religiosa” dei credenti le cose non vanno per il meglio. «In Italia la maggioranza dei Vescovi … sta ostacolando l’applicazione del motu proprio sulla messa in latino. Lo stesso fanno molti superiori generali di congregazioni religiose». Lo dicono pubblicamente fonti vaticane. Che però – per “spiegare” il fenomeno, adducono l’argomento che “molti sacerdoti sono impreparati”.
Ma … davvero i vescovi disattendono il motu proprio perché i sacerdoti non sanno dire la messa in latino? O temono che con la messa in latino anche quei fedeli che resistono nella regolare assiduità ai riti religiosi, finiscono con l'allontanarsi dalle parrocchie?
postato da tortora alle ore 09:01 | link | commenti (5)
categorie: politica, chiesa, religione, fede, potere, piccolaitalia

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