La domenica mattina di solito faccio una passeggiata per il Vomero, il quartiere collinare in cui vivo. Ma stamattina il tempo è sconsolante. E dunque ho deciso di non uscire. E quasi meccanicamente ho acceso il televisore.
Sul canale già preselezionato era in onda uno spettacolo d'intrattenimento. Nello spazio "giornalistico", la conduttrice ha introdotto un tema da discutere anche con ospiti in studio. Un argomento - a suo dire - molto importante per la comprensione della nostra odierna società. «La verginità, è un valore?».
Mi sono affrettato a cambiare canale. Ma non mi è capitata sorte migliore. Sono stato investito da una sentenza enunciata con solennità dalla conduttrice: «Dietro un uomo importante c'è sempre una grande donna». Un po' irritato ho subito cambiato un'altra volta il canale.
Ma come? mi dicevo. Con tanti problemi che ci sono nel mondo ... qui si discute di verginità, di castità, di grandi uomini e grandi donne ...
E non pensavo ai problemi "grossi" come - che so? - la ripresa della guerra israelo-palestinese o il riaccendersi delle tensioni tra India e Pakistan. Ma pensavo alle ristrettezze che ormai anche da noi angustiano le giornate di tante famiglie: quelle ristrettezze imposte dalla grande crisi economica internazionale.
Dunque, come dicevo, ho cambiato ancora canale. E qui altra sentenza - ma con presunzione d'ilarità - quasi in risposta diretta alle mie perplessità: «Contro la crisi economica internazionale, al cenone di fine anno mangiate cotechino con molte lenticchie!».
Vabbè. Il conduttore avrà raccolto l'invito - un po' ipocrita - a favorire l'ottimismo. La fonte è autorevole e - si sa - non ammette né esitazioni né tanto meno repliche.
Ma a questo punto ho deciso si spegnere il televisore. Senza esitazione.
E mi son messo a leggere un libro: «I filosofi e l'amore». Autrici: due giornaliste francesi. Un libro molto "pompato" in Francia. Interessante, certo. Ma con qualche pesante approssimazione. Compensata comunque da alcuni spunti davvero geniali.
Il ministro Sacconi si permette quel che nessun cittadino italiano potrebbe consentirsi senza incorrere in sanzioni: dichiarare e rendere operativamente inapplicabile una sentenza della Cassazione.
Con un "atto d'indirizzo" alle Regioni per le strutture sanitarie, pubbliche e private, ha indicato come illegale l'interruzione della alimentazione e dell'idratazione delle persone in stato vegetativo. E dunque, con una disposizione regolamentare, egli ha reso nulla la sentenza emanata dal più alto grado della magistratura a proposito del caso di Manuela Englaro. Dietro una dichiarazione di un principio, egli, di fatto, ha espresso una vera e propria ingiunzione alla clinica friulana "Città di Udine"
a non dar seguito alla sentenza nel caso della sfortunata giovane attualmente in coma irreversibile. E praticamente ha imposto un blocco all'ultimo viaggio già predisposto dal padre Beppino Englaro. Conforta la notizia che la casa di cura abbia
ribadito la sua disponibilità a portare a compimento quanto è stato già concordato e deciso. Ma resta l'irritazione di un atto ipocrita, oltre che disumano e arrogante, di un Ministro della nostra Repubblica.
Università degli Studi Federico II
Facoltà di Lettere e Filosofia
Via Porta di Massa 1- NapoliMartedi 16 dicembre 2008, alle ore 11:00nello
«Spazio di massa occupato»
scala C - III piano
avrà luogo la presentazione del romanzo

Non sono mai partitodi
Pietro TreccagnoliInterverranno
Gianfranco Borrelli, Pietro Treccagnoli, Eleonora De Majo e Federico Simonetti.
Coordinerà
Giuseppe Tortora
Tre gioventù a confrontoAscione, un vecchio commissario di polizia in pensione – «antieroe, omofobo, volgare e politicamente scorretto» - si mette in movimento per indagini, del tutto private, sulla scomparsa di un giovane avvenuta trent’anni prima. Negli anni del “movimento del 77”.
L’autore del romanzo, cronista del quotidiano napoletano “Il Mattino”, già responsabile della pagina culturale del giornale, rievoca le illusioni e le delusioni, le ansie e le frustazioni, i sentimenti e le riflessioni, i miti e le dissacrazioni di una generazione di giovani che ha avvertito di trovarsi a un decisivo punto di svolta.
Il romanzo è: «Un viaggio a cavallo tra i favolosi anni Sessanta e un ‘77 troppo presto dimenticato».
Ma può diventare anche l’occasione per un confronto tra i giovani dei nostri giorni e i vecchi giovani, quelli del Settantasette e, ancor prima, del Sessantotto.
Ed è quello che si propone quest’incontro.
Leggo con sorpreso stupore che a Renzo Bossi - figlio di Umberto Bossi, leader della Lega Nord, partito di governo - è stata negata, per la terza volta, la "Maturità scientifica" da una Commissione di impudenti e arroganti professori meridionali e anti-padani.
Leggo poi, con la sofferenza di padre, che il giovane, così provato dall'immeritato fallimento del suo impegno di studio, ha manifestato il suo accorato rincrescimento per non potersi iscrivere all'Università.
Ecco, vorrei invitare il giovane rampollo a non affliggersi troppo.
E soprattutto a non demordere.
Ci sono almeno due altre soluzioni alternative al problema.
Se in lui è prevalente l'offesa dell'orgoglio umiliato, allora l'illustre padre potrebbe far convocare, presso la sede del Ministero della Pubblica Istruzione, una supercommissione che conferisca al giovane una inequivocabile e irrevocabile idoneità «honoris causa».
Se invece nel giovane è prevalente l'irritato rammarico per non poter accedere ai superiori studi universitari, allora S.E. il Ministro, opportunamente sollecitato, potrebbe interporre i suoi buoni uffici alla ricerca di un Ateneo disposto ad accogliere come studente l'illustre rampollo, adottando procedura analoga e motivazione affine a quella per la cooptazione dei docenti stranieri: «per chiara fama».
Va da sé che, per essere sicuri del risultato, si potrebbero intraprendere simultaneamente entrambe le iniziative. Che infatti non sono incompatibili.