Su "la Repubblica" di ieri, 12 maggio 2009, Tito Boeri concludeva l'articolo «La Malattia dell'Europa» in questi termini:
«Per tutti questi motivi non possiamo più permetterci di dare un assegno in bianco, un lauto stipendio nell'attesa di un nuovo incarico in Italia, a coloro che eleggeremo fra un mese al Parlamento europeo. Vogliamo ora sapere cosa faranno col nostro voto. Bene che tutti i partiti si pronuncino riguardo al futuro Presidente della Commissione Europea: sono favorevoli o contrari a riconfermare Barroso, che ha grandi colpe nei ritardi con cui l'Europa ha reagito alla crisi? Bene anche che i singoli candidati (alle europee possiamo ancora sceglierli!) dicano ora se vogliono più o meno Europa nell'affrontare le sfide globali che ci stanno difronte, dalla crisi finanziaria all'immigrazione. C'è un semplice modo per capire da che parte stanno. Ci dicano se sono favorevoli o contrari a contrastare, con l'aiuto dell'Europa, l'immigrazione clandestina e a concedere la cittadinanza italiana a chi nasce e vive in Italia anziché offrirla solo a chi ha avuto nonni italiani e magari non ha mai messo piede nel nostro paese. Serve a capire in quale identità si riconoscono: italiani che partecipano alla costruzione europea o italiani che si riconoscono solo nel loro legame di sangue con le generazioni che li hanno preceduti. E una scelta fondamentale per chi ambisce a rappresentarci nel parlamento più multietnico del mondo.»
Meditate, gente. E girate "questa" richiesta ai candidati che avete in animo di votare. Per esigenza di chiarezza.